Menditto va a dirigere la Procura di Tivoli

Il magistrato lascia Lanciano dopo 5 anni: se chiude il tribunale il ruolo rischia di rimanere vacante
LANCIANO. La Procura resterà con due soli magistrati in servizio, visto che Francesco Menditto ha ottenuto il trasferimento a Tivoli; le aule quasi cadono a pezzi e manca il personale, tanto che si rischia quasi la paralisi dei processi. Il tribunale di Lanciano è sempre più sulla via del tramonto. Lotte per la salvaguardia di uno dei quattro tribunali cosiddetti minori d’Abruzzo -destinati alla chiusura a settembre 2018- non se ne sentono più e, anzi, nell’aria si percepisce un senso di abbandono verso il presidio di giustizia che abbraccia 41 comuni. A creare preoccupazione ora è il trasferimento del procuratore capo, che dopo cinque anni lascia Lanciano per dirigere la procura di Tivoli. Il plenum del Csm ha, infatti, deliberato il trasferimento, a domanda, di Menditto, che resterà in città fino all’inizio dell’estate.
Il procuratore è arrivato in città nell’agosto 2011, per sostituire Tullio Moffa andato in pensione, dal tribunale di Napoli, dove ha trattato prevalentemente l’applicazione delle misure di prevenzione, con particolare riferimento alle misure patrimoniali del sequestro e della confisca antimafia dei beni. A Lanciano si è occupato in particolar modo di reati ambientali. Tra le inchieste condotte ci sono quelle sui 12 depuratori sequestrati alla Sasi, sulla cava di Civitaluparella, sulle fogne di 1.600 appartamenti di Valle del Sole a Pizzoferrato, sul crollo del trabocco Turchino, sul sansificio Vecere a Treglio. Solo nel 2015 sono stati 135 i procedimenti e 184 gli indagati per reati in materia ambientale. La partenza di Menditto, che dovrebbe avvenire dopo l’ispezione ministeriale prevista per giugno, rischia di far rimanere scoperto a lungo il ruolo di procuratore.
Il Csm dovrebbe mettere a concorso il posto, ma lo farebbe all’inizio del 2017. Chi accetterebbe di guidare una Procura che l’anno dopo è destinata a passare sotto Chieti? Ma un magistrato serve se non si vuole paralizzare l’attività di un ufficio che lavora tantissimo. E che ha bisogno di personale, come il resto del tribunale. Il senso di abbandono lo comunicano anche mobili e arredi, che in alcuni casi cadono letteralmente a pezzi. Banchi e sedie sono vecchi e rotti. A dare nell’occhio sono soprattutto quelli dell’aula penale al piano terra, intitolata a Falcone e Borsellino. Da due anni mancano file di poltroncine destinate al “pubblico”. Oggi è rimasto un unico bancone di legno, che cigola pericolosamente e a cui mancanopezzi. E che dire delle variegate sedie dedicate agli avvocati? Ad alcune manca lo schienale, che ormai ha ceduto, altre sono in legno, altre non ci sono proprio. Per fortuna è stato riparato il tetto, perché fino al mese scorso pioveva anche dentro un tribunale che è tra i più antichi di Italia e tra i più produttivi, ma che è destinato alla chiusura.
Teresa Di Rocco
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