«Meno mattoni, più persone»

Il professor Luigi Capasso lancia la sua candidatura con uno slogan
CHIETI. Meno mattoni, più persone. Con questo slogan il professor Luigi Capasso, professore ordinario di Medicina e scienze dell’invecchiamento, scende ufficialmente in campo candidandosi alla carica di rettore dell’Università d’Annunzio. Sono sei gli aspiranti; oltre a Capasso, ci sono Sergio Caputi, Stefano Trinchese, Paolo Fusero, Liborio Stuppia e Michele Rea. Una visione, quella che Capasso intende portare avanti assieme a una squadra «di colleghi di varia estrazione», e con il contributo del personale tecnico e amministrativo, che parte da due direttrici: risanamento e sviluppo. Per predisporre il programma il professore chiede la collaborazione di tutti, «in modo da stilare un’agenda che consenta a ciascuno di ricostruire un luogo di lavoro nel quale credere e crescere, per il bene proprio e per quello dell’Istituzione. Non sfugge a nessuno che esistono disagi contestuali attuali; basti citare le difficoltà derivanti dal degrado delle relazioni sindacali e la perdita della necessaria sinergia fra corpo accademico e personale, quelle derivanti dall’accentramento amministrativo che - avendo svuotato il ruolo istituzionale dei dipartimenti - ha portato a gravi ritardi gestionali, sminuendo anche la nostra immagine esterna, o ancora», ed ecco l’affondo di Capasso, «la necessità urgente di individuare un nuovo direttore generale, essendo cessato con l’attuale il basilare rapporto fiduciario». Il riferimento è alle frizioni con Filippo Del Vecchio, sul quale pende una richiesta di interdittiva sulla quale si deve pronunciare il gip di Chieti. «Infine», aggiunge Capasso, «è urgente snellire l’amministrazione, rendendola competitiva per la ricerca di fondi esterni, efficace e rapida nella spesa, anche nello scenario internazionale». Sul piano prospettico, il programma intorno al quale Capasso chiede di far convergere idee e proposte, «non può che tendere a realizzare un’Università che rimetta al centro le sue missioni con progetti ambiziosi, ben sostenuti da accresciute risorse umane ed economiche. Due soli dati sintetici dimostrano l’urgenza di mettere mano a queste prospettive: la necessità di programmare un più ampio impiego del fondo che il Ministero ci trasferisce per gli stipendi, una contrazione dell’impegno economico vincolato all’edilizia universitaria». Secondo il nucleo di valutazione interno la d’Annunzio è l’Ateneo italiano che spende la più bassa percentuale del Fondo di funzionamento ordinario, solo il 59,27%, per il personale. Per quanto attiene l’edilizia, «l’ultimo bilancio d’Ateneo prevede una spesa di circa 72,5 milioni di euro nel prossimo triennio», ma serve invece liberare risorse «da destinare subito alla crescita progettuale delle nostre missioni. Un’espansione della politica di reclutamento, e un contestuale ridimensionamento delle risorse destinate all’edilizia, sono i presupposti strutturali per ridare centralità alla ricerca, alla didattica e alle attività sanitarie, per le quali è necessario ricostruire una solida relazione con gli stakeholders per il recupero della capacità assistenziale».

