Mense scolastiche, nell’anno nero il Comune incassa 533mila euro

10 Gennaio 2022

I pasti non sono arrivati negli istituti per mesi a causa della battaglia legale tra l’ente e la ditta Ladisa Ora è caccia ai morosi: chiesto un elenco dettagliato di chi non ha pagato alla società di riscossione

CHIETI. Nell’anno appena trascorso, l’amministrazione comunale ha riscosso 533.740 euro dalle rette della mensa scolastica. È stato un anno decisamente complicato per il servizio di refezione scolastica offerto dal Comune: prima il periodo del Covid con la scuola chiusa e poi, alla riapertura di settembre, il ricorso al Tar che ha sospeso il servizio e la ripresa, dopo innumerevoli difficoltà, lo scorso 6 dicembre. Nel caso delle rette della mensa scolastica, la società di riscossione è sempre la Teateservizi. Il mezzo milione di euro si riferisce alle somme che il Comune deve incassare dalle rette e non tiene conto della morosità, di chi, cioè, ha deciso di non pagare.
Lo scorso primo dicembre, il Comune ha chiesto alla Teateservizi di trasmettere un elenco dettagliato degli utenti del servizio con indicazione delle somme dovute. La società pubblica, però, non ha «dato riscontro pienamente» alla richiesta del Comune. L’ente ha comunque provveduto all’accertamento dell’entrata come da programma. Per la mensa scolastica il 2021 è stato senza dubbio un anno nero. Prima ci sono state le chiusure dovute all’emergenza pandemica. La terza ondata del Covid ha fatto chiudere le scuole tra marzo e aprile. Alla ripresa dell’anno scolastico a settembre, invece, è stato il nuovo appalto del servizio di refezione a creare problemi. Il servizio sarebbe dovuto riprendere lo scorso 4 ottobre, ma è ripartito solo due mesi dopo, il 6 dicembre. Due mesi d’inferno, sia per i circa 1.500 scolari che fanno il tempo pieno, che per le loro famiglie costrette ad abituarsi a un regime non preventivato, che infine per l’amministrazione comunale che ha dovuto superare molti ostacoli per poter riaprire.
Il sindaco Diego Ferrara e l’assessore alla pubblica istruzione Teresa Giammarino hanno tentato parecchie strade prima di tornare a riaffidare il servizio al gestore uscente, la ditta di Bari Ladisa con la quale nel 2020, a pochi giorni dall’insediamento, aveva avuto una pessima esperienza, con numerose lamentele da parte dei genitori. A bloccare la ripartenza della mensa a ottobre è stato un provvedimento del Tar che ha accolto la richiesta di sospensiva fatta proprio dalla Ladisa, arrivata terza alla gara bandita dal Comune. È previsto per il prossimo 11 marzo il giudizio del Tar nel merito, nel frattempo la Ladisa gestisce il servizio, «in regime di proroga, ai medesimi patti, prezzi e condizioni», questo fa sì che non vi siano cambiamenti di tariffe per le famiglie. L’affidamento è fatto al costo di 604.648 euro (di cui 129.164 euro per dicembre e 475.484 euro fino a marzo).