Mercato, danni da 800mila euro L’ex gestore finisce a processo

8 Febbraio 2022

L’imprenditore D’Alessandro accusato dei reati di danneggiamento e appropriazione indebita Avrebbe distrutto i locali e fatto sparire arredi e forni. Il processo partirà il 18 ottobre prossimo

LANCIANO. Avrebbe danneggiato impianti e altri materiali per circa 800mila euro e si sarebbe appropriato di oggetti, come forni, attrezzature e le chiavi di accesso del mercato coperto. Con le accuse di danneggiamento e appropriazione indebita, Franco D’Alessandro, 71 anni, ex gestore del mercato coperto, è stato rinviato a giudizio dal giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi. Il processo inizierà il 18 ottobre prossimo. È l’ennesimo capitolo di vicende giudiziarie e contenziosi che coinvolgono l’imprenditore e l’amministrazione comunale che vanno avanti da tempo sia sul fronte civile che su quello penale.
Si apre dunque un nuovo processo, penale, che coinvolge D’Alessandro, rappresentato dall’avvocato Roberto Ceroli, nella veste di imputato e il Comune, accusatore, che però nell’udienza di ieri non si è costituito parte civile, anche se era stato proprio il Comune a far riaprire le indagini sulla presunta devastazione del mercato da parte dell’imprenditore. Il 18 ottobre 2020 infatti il gip Massimo Canosa aveva ricevuto la richiesta della Procura di archiviare il fascicolo sul mercato di piazza Garibaldi perché «gli elementi acquisiti durante le indagini non erano idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Ad opporsi all’archiviazione il Comune, tramite l’avvocato Antonella Fantini, perché l’ente era tornato in possesso di una struttura devastata – danni conteggiati in oltre 800 mila euro – e in cui mancava del materiale che sarebbe stato asportato nei giorni precedenti il 10 ottobre 2019, data in cui l’amministrazione è tornata in possesso della struttura. Allora Canosa aveva ordinato alla Procura di approfondire le indagini, affidate ai carabinieri della compagnia di Lanciano. Il sostituto procuratore Francesco Carusi lo ha fatto e lo scorso anno ha chiuso l’inchiesta chiedendo il rinvio a giudizio, discusso ieri, perché D’Alessandro «da un lato si appropriava dei beni esistenti nella struttura che aveva in gestione (l’ha avuta in gestione tramite la Summa corporation dal 2005 fino alla decadenza fatta dal Comune nel 2017 e diventata “effettiva” nell’ottobre 2019, ndc), dall’altro danneggiava diversi beni del Comune all’interno della struttura». L’imprenditore in particolare avrebbe rotto impianti, elettrico e di aerazione, la porta principale, alcune controsoffittature, le scale in ferro, e altri oggetti per un totale di circa 800mila euro; danni che hanno portato il Comune a dover fare dei lavori urgenti per poter riaprire una parte del mercato agli ortolani. Si sarebbe poi appropriato di arredi, forni, coperture, chiavi. Tutte accuse che, nel corso del processo, proverà a smontare l’avvocato Ceroli che rileva, a suo dire, molti punti oscuri che dovranno essere chiariti nel corso del dibattimento.