«Mi dissocio da questo atto»
PAGLIETA. «Mi dissocio totalmente da questo atto. Non ha alcun senso e assolutamente non rientra nel mio e nel nostro modo di agire». È categorica Silvia Ferrante, la mamma attivista citata da Terna...
PAGLIETA. «Mi dissocio totalmente da questo atto. Non ha alcun senso e assolutamente non rientra nel mio e nel nostro modo di agire». È categorica Silvia Ferrante, la mamma attivista citata da Terna per 24 volte, per una somma totale di 16milioni di euro da risarcire. «Se l’incendio al mezzo del cantiere Terna è doloso il fatto spaventa anche me e la mia famiglia», non si dà pace, «ho un bambino e vivo vicinissima al cantiere del pilone colpito martedì sera». Oltre al danno di dover subire il passaggio, a pochi metri dalla sua abitazione, di un elettrodotto da 380mila volt di potenza, essere stata citata in giudizio decine di volte e per giunta per una somma che somiglia a una manovra di bilancio di un comune di media grandezza, non vuole rischiare -lei come tutti i proprietari e manifestanti che hanno battagliato al suo fianco contro l’impianto- di essere minimamente associata a un atto doloso e violento. «Non abbiamo mai sostenuto azioni di questo tipo, altro che no Tav», si infervora, «qui le vittime siamo noi. Ci siamo sempre mossi legalmente, studiando centinaia di pagine di carte, facendo ricorsi, sit-in, manifestando civilmente. Non passerà l'idea che siamo violenti, perché non lo siamo». Anche il sindaco di Paglieta, Nicola Scaricaciottoli, si indigna per il gesto: «L’episodio incendiario al cantiere Terna è certamente un caduta di immagine per tutti. Potrebbe essere accaduto di tutto, ma è un’azione sbagliata, chiunque l’abbia fatta: la violenza non ha mai giustificazione». Scaricaciottoli conferma che il clima a Paglieta è sempre stato pacifico: «Ero presente alle opposizioni per le immissioni in possesso, tutto si è sempre svolto in modo civile e pacifico». (d.d.l.)

