Micro stanze con muffa e crepe «E ci chiedono di pagare l’affitto»

Dal rione Filippone a Sant’Anna, viaggio negli alloggi pieni umidità e muri lesionati dal terremoto «Le abitazioni sono senza telefono: i topi mangiano i fili». «Tanti lavori fatti a nostre spese»
CHIETI. Case parcheggio e case popolari comunali: dopo le abitazioni in zona Madonna degli Angeli, questa volta è il caso del quartiere Filippone e di quello di Sant’Anna.
Crepe che si sono allargate a dismisura dopo l’ultimo evento sismico dello scorso 30 ottobre, muffa, infiltrazioni, perdite, spazi di pochissimi metri quadri in cui vivere in più persone sono le caratteristiche di uno scenario drammatico. E che, purtroppo, non muta. Ad aggravare la situazione, sono le lettere inviate anche in zona Madonna degli Angeli nelle ultime settimane dal Comune e dal VI settore “Politiche per la Casa”, che intimano gli affitti arretrati da pagare.
CASE PARCHEGGIO A FILIPPONE. Le abitazioni si trovano in via Spatocco, ma per arrivare nei palazzi sono diverse le barriere architettoniche da superare, contando soprattutto che ci sono sempre molti disabili ad abitarvi. Una ripida scalinata erosa dal tempo e con la scarsa manutenzione, anticipa un cortile esterno lasciato all’incuria e senza illuminazione notturna, dove continua a crescere incolta la vegetazione dei giardini: «Capita che i topi, anche nei locali dove ci sono i contatori a piano terra, spezzino i fili della rete telefonica e lascino diversi appartamenti senza il servizio», ci dicono alcuni residenti, «chi si può muovere solo con una sedia a rotelle e le persone anziane, hanno sempre più difficoltà a raggiungere le loro case». Poi lo sfogo di Luciana Agostini: «Nei cortili non c’è illuminazione notturna. E le persone anziane come me non sanno come fare per uscire o rientrare in casa». Con lei abita Morena Valerio insieme al figlio, una madre che ha richiesto un’abitazione più piccola di quella in cui vive attualmente, ma senza esito positivo: «Ho chiesto di essere trasferita a Madonna degli Angeli. Non posso pagare l’affitto perché non abbiamo soldi sufficienti, eppure abbiamo anche fatto delle riparazioni a nostre spese. In ogni caso il Comune è intervenuto tempo fa». E continua: «È saltato un tubo nel bagno che abbiamo riparato noi. Qui c’è gente senza lavoro e per quel che mi riguarda sono tanti i problemi fisici che oggi continuo ad accusare». Prosegue invece Agostini: «Anni fa dall’ente comunale mi dissero di fare a mio carico i lavori necessari. Poi avremmo trovato una soluzione per i pagamenti». E ancora, c’è il caso di Angela e Maria Carla Floriani, madre e figlia, che vivono nello stesso palazzo di via Spatocco, ma in un abitazione di soli 27 metri quadri. Lì, pur risiedendo in una casa parcheggio concepita come soluzione temporanea all’emergenza abitativa, Angela, gravemente invalida, continua a vivere da 36 anni. Ma, purtroppo, è solo uno degli innumerevoli casi di questo tipo. Tiene la sua sedia a rotelle chiusa e infilata fra il tavolo da pranzo e un mobile situato nella stanza principale, perché non c’è spazio sufficiente. Poi una sola camera da letto e un bagno, mentre tutto l’ambiente emana un fortissimo odore di muffa: «Sono allergica e asmatica, in questo ambiente non potrei vivere a maggior ragione» dice Maria Carla. Così le due: «La casa è umida e dalle mattonelle del pavimento esce acqua. Non abbiamo potuto pagare l’affitto, anche perché viviamo in queste condizioni. E dal Comune hanno risposto: non avete pagato e pretendete anche i lavori?»
CASE POPOLARI A SANT’ANNA. Anche in via Albanese la situazione non migliora. Pure lì, però, ci si è messo di mezzo persino l’ultimo sisma dello scorso 30 ottobre, che ha colpito anche la città. Se si entra nel palazzo civico 43 si notano visibilmente crepe sempre più ampie che si dilungano in verticale per tutta la palazzina, basta arrivare all’ultimo piano per verificare lo stato dell’immobile. Proprio lì, prima di accedere sul tetto, la crepa si è allargata così tanto che è possibile infilarci dentro una mano: «È venuta la Protezione civile a controllare», dicono gli abitanti, «e hanno detto che non ci sono pericoli». Un’altra residente, appena uscita di casa, dice: «Siamo abbandonati. Il problema principale è l’umidità interna alle case in cui abitiamo e stanno arrivando anche qui le lettere di morosità per gli affitti. E nonostante tutto, grazie al buon Dio, mi è arrivata questa casa». Ancora dal quartiere: «Tutti i lavori per migliorie li abbiamo fatti a spese nostre. Ma resta tutto fuori norma, a partire dagli impianti elettrici». E dopo diversi incidenti, continuano dalle case popolari: «Almeno l’illuminazione esterna dei cortili è arrivata».

