Minacce a Renzi su Facebook: rischia la condanna fino a 7 anni

2 Aprile 2022

Un 64enne teatino nei guai per due frasi pubblicate sul profilo online, sequestrati telefono e pc L’accusa: «Il fine era quello di turbare l’attività politica delle istituzioni della Repubblica Italiana»

CHIETI. Il reato è di quelli pesanti, punito con il carcere da uno a sette anni: «Violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario». Tanto per rendere l’idea, è la stessa ipotesi configurata dalla procura di Palermo nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. E per questo reato è finito nei guai un teatino di 64 anni, E.D’O. le sue iniziali, accusato di aver minacciato su Facebook il senatore ed ex premier Matteo Renzi. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio. A condurre l’inchiesta sono stati i poliziotti della Digos di Chieti, diretti dal vice questore Coriolano Conte.
Tutto è cominciato quando l’attenzione degli investigatori, impegnati nel quotidiano monitoraggio del web, è stata catturata da due messaggi postati dal 64enne sulla propria bacheca virtuale. Il primo, datato 1° febbraio 2021, preceduto dalla pubblicazione del simbolo delle Brigate Rosse, recitava testualmente: «Se fanno vincere il capriccio al massone Renzi, rifondo una colonna e li vado a prendere uno per uno». Nel secondo messaggio, pubblicato il giorno successivo, c’era invece scritto: «Stiamo arrivando, colpirne uno per educarne cento». A quel punto è partita l’informativa di reato.
Un mese dopo, Renzi ha ricevuto una busta con all’interno due bossoli d’arma da fuoco mentre si trovava nel suo ufficio di Palazzo Madama, a Roma. Nei giorni successivi, anche nei confronti di E.D’O. – considerando i messaggi pubblicati appena tre settimane prima su internet – è stata ordinata la perquisizione, con il contestuale sequestro da parte degli investigatori della Digos del computer e del cellulare dell’indagato. Dai successivi accertamenti, compresi quelli informatici, è emerso che il 64enne era completamente estraneo alla vicenda dei bossoli. Ma l’inchiesta è proseguita per la storia dei post su Facebook. Nell’avviso di conclusione delle indagini è sottolineato come nel mirino sia finito un senatore, «quindi componente di Corpo Politico», e come il fine di quelle minacce fosse quello «di turbare l’attività politica delle istituzioni della Repubblica d’Italia».
Adesso E.D’O., difeso dall’avvocato Enrico Raimondi, ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogato. Poi la procura deciderà se sollecitare il processo nei confronti dell’indagato.
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