Minacce, violenze e uso di droga Patteggia tre anni, in 11 a giudizio

1 Luglio 2023

Udienza preliminare sulla complessa indagine dell’anticrimine del commissariato di polizia di Vasto Una delle vittime, pestata e costretta a firmare documenti in bianco, ha tentato per tre volte il suicidio

VASTO. Undici rinvii a giudizio, una condanna con pena patteggiata, un’assoluzione parziale e una completa, una posizione stralciata per irreperibilità. Udienza preliminare complessa e articolata ieri mattina per i 14 indagati dell'operazione "Repulisti" comparsi davanti al Gup Silvia Lubrano per rispondere a vario titolo di gravi reati. L'operazione scattò nel 2020 dopo una complessa attività di indagine condotta dal personale del settore anticrimine del commissariato di Vasto e della squadra mobile della questura di Chieti. Una delle posizioni più critiche era quella di D.P., 50 anni, assistito dall'avvocato Antonello Cerella. L'uomo era accusato di usura, due tentate estorsioni, di sequestro di persona, evasione e lesioni aggravate. Cerella ha chiesto e ottenuto di patteggiare la pena. D.P è stato condannato a 3 anni e 6 mesi. Per S.D.P., 49 anni, assistito dall'avvocato Massimiliano Baccalà, il Gup ha dichiarato non doversi procedere per il reato di usura. L'uomo è stato però rinviato a giudizio per tentata estorsione. Per un altro assistito dell'avvocato Baccalà, P.C., 40 anni, il Gup ha disposto il non doversi procedere per tutti i reati contestati. Stralciata la posizione di M.D.G. per irreperibilità. Rinviati a giudizio davanti al collegio all'udienza del 17 ottobre prossimo M.D., G.D.D., E.B., S.D., B.V., C.F., C.A., L.Z., M.C. e A. C., difesi dagli avvocati Alessandro Orlando, Fiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione, Francesco Bitritto, Alessandro Cerella e Giuseppe La Rana.
La complessa indagine partì dalla denuncia-querela sporta da un uomo nell'estate 2019 vittima di usura, estorsione aggravata, sequestro di persona. Reati gravissimi, la cui ricostruzione dei fatti e ricerca delle fonti di prova ha impegnato a lungo gli investigatori della polizia e il procuratore dell’epoca Giampiero Di Florio. L'indagine ha portato poi ad individuare diverse vittime. Una di esse, a causa del forte stress dovuto alla perdita del lavoro, aveva cominciato a fare uso di cocaina, acquistando la sostanza nel corso del tempo da diversi spacciatori. Per ricevere il pagamento della sostanza stupefacente ceduta partirono le minacce e poi la vittima venne sottoposta ad un vero e proprio pestaggio e costretta a firmare di documenti in bianco, attraverso i quali veniva intestata alla stessa una ditta individuale per il commercio di autoveicoli, prodromica al rilascio di targa prova, poi in uso e disponibilità. Le minacce e le violenze subite determinavano nella vittima uno stato di prostrazione tale da indurlo, nel corso del tempo, per ben tre volte, a tentare il suicidio. La Procura riuscì a scoprire molto altro e ad acquisire una minuziosa documentazione che ha portato nel 2020 alla denuncia di 18 persone, 8 delle quali arrestate. Alcune posizioni nel tempo sono risultate estranee.
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