Minaccia di darsi fuoco per il lavoro

Gesto estremo di un ex operaio della Teateservizi: rivoglio il mio posto. Il sindaco lo convince a desistere, ma scatta la denuncia
CHIETI. Si è incatenato all’entrata di Teateservizi, si è versato addosso della benzina e con un accendino ha minacciato di darsi fuoco. È successo ieri mattina poco dopo le 11,30 nella delegazione scalina di piazza Carafa. L’uomo, E.O., meccanico teatino di 49 anni con un passato difficile, è un ex operaio di Teateservizi a cui non è stato rinnovato il contratto. Per riaverlo ieri mattina era pronto a tutto: «Non voglio far male a nessuno, questo è per me», diceva indicando la benzina. A farlo desistere è stato il sindaco Umberto Di Primio.
Il meccanico ha lavorato con Teateservizi come precario dal 2013 a dicembre scorso. I suoi contratti sono sempre stati discontinui, ma questa volta era passato troppo tempo senza più alcuna notizia. Ieri mattina, prima di incatenarsi, il 49enne era andato a Teateservizi per parlare con l’amministratore unico e il direttore generale, Giovanni D’Amico e Antonio Barbone. I due, però, non gli avevano assicurato la possibilità di tornare ad avere un contratto. E così, al termine del colloquio, sceso a pian terreno, ha messo in atto il suo piano: una catena, un lucchetto, una tanica di benzina, un accendino e una richiesta, parlare subito con il sindaco. Di Primio viene avvisato, nel frattempo arrivano i carabinieri. La prima a presentarsi, in borghese, è la tenente Maria Di Lena: non appena si qualifica, l’uomo, come seguendo un copione, prende la tanica di benzina e se la versa sul petto. «Voglio solo lavorare», spiega incatenato al corrimano di metallo dei gradini all’entrata. Un passante lo vede e tenta di dargli 20 euro. Ma lui li rifiuta: «Voglio solo continuare a lavorare. In questi anni ho fatto di tutto per Teateservizi». L’uomo è stato impegnato in diverse mansioni, dalla cura del cimitero a quella della viabilità e a riparazioni meccaniche. La tenente Di Lena capisce la pericolosità, anche involontaria, della situazione e ordina a tutti di allontanarsi. Si blocca anche il gruppetto di persone in abito da cerimonia venuto per una promessa di matrimonio. Poi arriva Di Primio. Il sindaco si precipita da lui incurante della benzina versata e dell’accendino in mano. Un colloquio di poche parole, sotto la sorveglianza ravvicinata del maggiore dei carabinieri Massimo Capobianco. È quanto basta per convincere l’uomo a slegarsi e salire al secondo piano con Di Primio, i carabinieri e il direttore Barbone. Il 49enne torna giù con la promessa del sindaco di fare di tutto per un reimpiego, appena possibile. Nel frattempo ha rimediato anche una denuncia per procurato allarme.
«Capisco la situazione ma condanno il gesto che avrebbe potuto avere conseguenze estreme per lui e per altri. La soluzione lavorativa sarebbe arrivata anche senza azioni eclatanti», dice Di Primio. Frasi destinate a suscitare polemiche: Giustino Zulli rimprovera infatti al sindaco che un gesto del genere «non va condannato ma solo compreso».
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