Minaccia la moglie con pistola e coltello

Agente di commercio tradisce la donna e quando lei lo scopre esibisce le armi: ora è sotto accusa per maltrattamenti
CHIETI. Tradisce la moglie e, quando lei lo scopre, la minaccia mostrandole una pistola. Un uomo di 50 anni, originario di Ortona, è sott’accusa per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Nella denuncia presentata dalla donna, infatti, oltre che di botte e di continue vessazioni si parla anche di più occasioni in cui l’indagato l’avrebbe costretta ad avere rapporti intimi. Il caso è arrivato questa settimana davanti al tribunale di Chieti con l’incidente probatorio: la vittima, 41 anni, ha confermato tutte le accuse nei confronti del marito.
LA DENUNCIA. Nei mesi scorsi la donna, difesa dall’avvocato Massimo Dragani, deposita in procura una lunga querela in cui ripercorre il suo incubo. «Mi sono sposata nel 2005», racconta, «all’inizio mio marito era dolce e brillante. Con il passare del tempo, però, sono cominciati i soprusi e la schiavitù morale, psicologica e, a volte, anche fisica. Prima mi ha allontanato dalla mia famiglia, poi mi ha isolato praticamente da tutti, rendendomi insicura e svalutandomi di continuo». È subentrata anche la gelosia. «Lui, essendo rappresentante di commercio, era sempre fuori con la scusa del lavoro. Ma si assicurava che io stessi sempre in casa, controllandomi ossessivamente per telefono e presentandosi a casa all’improvviso».
I TRADIMENTI. Nel giro di poco tempo, la situazione – secondo la denunciante – è diventata insostenibile. «Stavo male e non riuscivo a liberarmene. Impediva qualsiasi rapporto con l’esterno vietandomi anche di parlare con i condomini». Le cose non sono migliorate quando il figlio della coppia ha iniziato a frequentare la scuola. «Davanti al nostro bambino, diceva spesso che le donne sono tutte sceme. Controllava il mio cellulare e, a volte, mi ha anche cancellato dei messaggi». Le minacce sono diventate sempre più gravi, a sentire la vittima: «Mio marito aveva delle relazioni extraconiugali. Quando lo smascheravo, mi dava della pazza. Lui possedeva un’arma perché faceva parte di un istituto di vigilanza, anche se si occupava della parte commerciale. Durante quei litigi, per mettermi a tacere, prendeva la pistola e armeggiava per spaventarmi».
IL COLTELLO. Qualcosa è cambiato nel 2009. «Ho cominciato a rialzare la testa e a capire che avrei dovuto reagire», prosegue la donna. «Così ho iniziato a frequentare due mamme: ogni tanto andavamo a prendere un caffè e a fare una passeggiata. Questo a mio marito proprio non andava. Tant’è che, in un’occasione, mi ha messo un coltello alla gola dicendomi: “Se ti vedi con qualcuno, questa è la fine che fai”. Quando mi recavo a fare la spesa, mi ha seguita per verificare che mi trovassi dove gli avevo detto». E ancora: «Io non avevo un’occupazione perché, pur avendo solidi studi alle spalle, mi ha sempre proibito di lavorare. Ripeteva che bastava lui e, se insistevo, si arrabbiava».
GLI ABUSI. Al marito indagato viene contestata anche la violenza sessuale. «Più volte», mette a verbale la moglie, «mi prendeva sessualmente con forza e contro la mia volontà anche quando non avevo più nessuna stima di lui». Lo scenario è peggiorato finché la donna ha trovato il coraggio di lasciare il marito e separarsi. «Le cose si aggravavano», dice nella querela, «quando io mi facevo più insistente nel recriminare un minimo di libertà».
L’INCHIESTA. Dopo aver ricevuto la denuncia, il sostituto procuratore Marika Ponziani ha aperto un’inchiesta ottenendo l’incidente probatorio. Si tratta di uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. Davanti al giudice Isabella Maria Allieri, la vittima ha ribadito tutte le accuse fatte in denuncia. Adesso la procura, anche alla luce dell’ultima audizione, dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo o archiviare l’inchiesta. L’indagato respinge ogni addebito.

