Minaccia parenti profughi di guerra Ucraino arrestato si pente in aula

Il 34enne finisce in manette dopo aver picchiato la compagna ed essersi scagliato contro i poliziotti Poi davanti al giudice si scusa: «Ero ubriaco, non succederà più». Patteggia 8 mesi e torna libero
CHIETI. Torna a casa ubriaco, prende a pugni in testa la compagna e minaccia i parenti profughi di guerra, arrivati in Abruzzo al termine di un viaggio durato sei giorni. Mykola Poprotskyi, ucraino di 34 anni che vive a San Giovanni Teatino, è stato arrestato dopo essersi scagliato anche contro i poliziotti, allertati dalla donna, e aver danneggiato la camera di sicurezza della questura di Chieti. A stringergli le manette ai polsi sono stati gli uomini della squadra volante, coordinati dal vice questore Antonello Fratamico. Ieri mattina, davanti al giudice Enrico Colagreco, l’uomo – difeso dall’avvocato Rocco Di Sipio – ha patteggiato otto mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e danneggiamento, poi è tornato libero (lo stesso pm d’aula Alissa Miscione non ha chiesto misure cautelari). Mykola – di professione venditore ambulante, in possesso di un titolo abilitante all’insegnamento dell’educazione fisica conseguito in Ucraina – ha ammesso le sue responsabilità, ha raccontato che poco prima aveva provocato un incidente stradale a Pescara (per il quale gli è stata ritirata la patente di guida) e si è scusato più volte con gli agenti.
L’ALLARME
Tutto comincia lunedì sera, quando una pattuglia interviene nell’abitazione di Sambuceto per una lite in famiglia. La donna che ha telefonato al 113 racconta che il marito era rincasato ubriaco e che l’aveva picchiata, come già avvenuto in altre circostanze, peraltro di fronte allo sguardo impaurito della figlia di 5 anni. Con atteggiamento spavaldo, anche davanti agli agenti, l’uomo continua a sorseggiare birra e a rivolgere sguardi minacciosi verso la donna. Nell’abitazione ci sono pure la madre della compagna e una cugina, fuggite dalla guerra in Ucraina: anche loro vengono minacciate dall’uomo. A un certo punto Mykola, dopo più inviti da parte degli agenti di trovare un’altra momentanea sistemazione, in modo tale da tutelare soprattutto la bimba, si decide a passare la notte in macchina. Ma, trascorsi pochi minuti, dice di voler uscire dal cancello con l’auto e cerca di divincolarsi. Subito dopo, sembra accusare un malore dovuto al grave stato d’intossicazione alcolica, tant’è che i poliziotti lo accompagnano in ospedale.
LA SFURIATA
In pronto soccorso l’uomo comincia a urlare, arrivando a brandire verso gli agenti l’asta di metallo della flebo e a strapparsi l’ago dal braccio, imbrattando la stanza di sangue. Dopo aver rifiutato le cure, il 34enne viene invitato a salire sulla volante, ma continua a fare resistenza, sbracciare e gridare: i poliziotti sono costretti a utilizzare lo spray urticante per contenerlo. La sfuriata dell’ucraino prosegue anche negli uffici di piazza Garibaldi, dove prende a calci la porta del bagno della cella di sicurezza, stacca un pezzo di alluminio e lo utilizza per colpire e scheggiare il vetro della feritoia dell’ingresso blindato. Gli agenti sono obbligati a intervenire ancora una volta, anche perché Mykola copre la telecamera di videosorveglianza con i materassi. In questi minuti concitati, l’arrestato continua a scalciare e ferisce a una mano uno dei poliziotti, medicato in pronto soccorso, che se la caverà con quattro giorni di prognosi. Fin qui, la cronaca dell’arresto.
L’INTERROGATORIO
«Avevo bevuto», ammette Mykola durante l’interrogatorio, prima di tornare libero, «non mi ubriacherò più. Chiedo scusa ai poliziotti. Io sono una brava persona».
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