Minorenni rapinatori dei negozi, il giudice ha fissato il processo

Giudizio immediato il 5 aprile all’Aquila per il 14enne e il 16enne, ora sottoposti a misura cautelare Ma all’udienza non ci si arriverà: i difensori pronti a chiedere il ricorso ad attività di pubblica utilità
LANCIANO. Processo con rito immediato per i due minorenni che, lo scorso ottobre, rapinarono con la pistola due commercianti del centro. È stato fissato al prossimo 5 aprile il giudizio immediato per il sedicenne e il quattordicenne di Lanciano, ritenuti responsabili di rapina a mano armata in concorso. I due studenti, inizialmente detenuti nel carcere minorile di Castel del Marmo a Roma, attualmente sono sottoposti a misura cautelare, il più grande, assistito dall'avvocato Vincenzo Menicucci, in una comunità per minorenni e il più piccolo, assistito dall'avvocato Andrea D'Alessandro, in una sorta di arresti domiciliari a casa propria.
Il decreto che fissa il giudizio è del gip del tribunale per i minorenni dell'Aquila, Cristina Tettamanti, che ha accolto la richiesta presentata dal pubblico ministero Lorenzo Maria Destro. Del resto erano stati gli stessi adolescenti, nell'interrogatorio seguito all'arresto avvenuto a dicembre dopo le indagini dei carabinieri del Norm di Lanciano - diretti dal tenente Giuseppe Nestola - a confessare di aver rapinato le due attività commerciali. Un gesto di cui avevano compreso la gravità, pur non riuscendo a spiegare la motivazione che li aveva spinti: un apparente bisogno di denaro, il più piccolo per una fuga con la fidanzatina (effettivamente messa in atto qualche giorno dopo le rapine), ma le famiglie non facevano mancare ai ragazzi i soldi per le proprie necessità.
Era il 22 ottobre scorso, un sabato sera, quando i due hanno prima tentato il colpo alla merceria “Seconda pelle” in piazza Garibaldi, non andato a buon fine per l’assenza di denaro nel registratore di cassa, e subito dopo hanno messo a segno la rapina ai danni del negozio di alimentari Jannone in via Piave, che ha fruttato ai due complici la somma di 300 euro. Ad incastrarli sono state le testimonianze e le immagini della videosorveglianza, dalle quali gli investigatori sono risaliti ai vestiti indossati dai baby rapinatori e sequestrati nelle loro abitazioni.
In entrambi i casi ad entrare nei negozi, impugnando una pistola scacciacani e minacciando i titolari, era stato il quattordicenne, per il quale il tribunale per i minorenni ha disposto la permanenza in casa, con possibilità di uscire solo per andare a scuola. Il sedicenne è stato invece collocato in una comunità del Pescarese. Al processo di aprile, tuttavia, non ci si arriverà: i difensori degli adolescenti hanno 15 giorni per chiedere di poter accedere all'istituto della messa alla prova, ovvero un periodo durante il quale i ragazzi svolgeranno attività di pubblica utilità. Ed è questa la linea che le due difese seguiranno, finalizzata alla riabilitazione dei due studenti e alla sospensione del processo.
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