«Mio marito disidratato e coi lividi»

Lo sfogo della moglie di una presunta vittima delle umiliazioni dei gestori
LANCIANO. «Vedevo mio marito con i lividi, disidratato. Gli avevano fatto venire anche le piaghe. Ma soprattutto non parlava più, come inebetito». Ruffina Colantonio è la vedova di Carmine Nicola Sozio, uno degli ospiti della casa di riposo “Arcobaleno” di Vasto e una delle presunte vittime dei maltrattamenti dei due gestori. Non trattiene la rabbia fuori dall’aula di Corte d’assise del tribunale di Lanciano e racconta la sua esperienza, lei che è stata una delle prime a denunciare dopo la morte del marito. «Carmine è stato ricoverato da aprile a maggio del 2016 all’Arcobaleno, perché era vicino casa. Aspettavamo che si liberasse un posto a Casalbordino. Aveva una demenza fronto-temporale. Ma l’ho visto peggiorare lì dentro. Io passavo ogni giorno e lo portavo con me a fare la spesa. Poi ha iniziato a non parlare più, sembrava completamente rimbambito. Aveva lividi e piaghe. Quando l’ho trovato disidratato ho chiamato l’ambulanza e l’ho portato via, al San vitale di San salvo. Il 29 agosto è morto, a 72 anni». Per la moglie il collegamento tra il decesso e i maltrattamenti subiti nella casa di riposo è scontato, anche se andrà dimostrato in aula. «Erano terrorizzati, soprattutto da lei», racconta Ruffina, «che, ho scoperto, non sapeva fare neanche le medicazioni. Le facevano le inservienti, ma il sabato rimanevano in due per una decina di pazienti. E per tutto questo pagavo 1.100 euro: mi hanno chiesto 300 in più per vitamine e commercialista». (s.so.)

