«Mio zio eroe, voglio essere come lui»

15 Maggio 2016

Ripa Teatina intitola i giardini al maresciallo Lattanzio ucciso a Nassiriya, le parole del nipote commuovono tutti

RIPA TEATINA. «Mio zio per me è stato un esempio. Vesto anche io la divisa militare, come lui ho partecipato a missioni di pace in teatri di guerra, ma prima che partisse per l’Iraq gli dissi di non andare. Mi rispose semplicemente che doveva andare e che sarebbe tornato». E invece il maresciallo dei carabinieri Franco Lattanzio il 27 luglio del 2006 trovò la morte a Nassiriya, nell’attentato terroristico in cui caddero anche il maggiore dell’esercito Nicola Ciardelli, il maggiore dei carabinieri Carlo De Trizio, il caporale romeno Hancu Bodgan e, dopo dieci giorni d’agonia, il maresciallo dei carabinieri Enrico Frassinato. Indubbie capacità professionali, ma anche grandi doti umane, il maresciallo Lattanzio era originario di Pacentro ed era in forze al Nucleo investigativo del Comando provinciale di Chieti.

È questo il motivo per il quale a Ripa Teatina aveva molti amici. Lo ha ricordato il sindaco, Ignazio Rucci, che ha spiegato così perché l’Amministrazione ha voluto intitolare alla sua memoria il parco nel centro abitato di viale Europa. A 10 anni dall’attentato di Nassiriya, il sindaco ha voluto ricordare quel lutto che segnò profondamente la comunità ripese, con una messa celebrata dal parroco don Gennaro Di Battista, e una cerimonia nel parco Lattanzio insieme a una folta delegazione di autorità e agli allievi dell’istituto Buonarroti, presieduto da Angela Potenza. Soprattutto ai ragazzi si sono rivolti i tanti che hanno parlato dal palco, perché la figura del maresciallo Lattanzio restasse come esempio di chi compie fino in fondo il proprio dovere. Ad organizzare la cerimonia, insieme al Comune, sono state le associazioni ripesi “Noi del 65”, coordinata da Nicola Masci, e l’associazione musicale “Monteverdi”, presieduta da Nicolò Moreno e diretta da Fausto Esposito. Invitati anche i sindaci del territorio, da Marcello Salerno per Ari, Piergiuseppe Mammarella, con il vice sindaco Marcello Ferrara, per Vacri, e Katja Baboro per Torrevecchia.

C’erano anche il presidente del Consiglio comunale di Villamagna, Aurelio D’Ortona, e, in rappresentanza del Comune di Chieti, il consigliere Marco Di Paolo che portava al petto la medaglia ottenuta da ex marò in missione a Beirut.

Tra i sindaci c’era anche il primo cittadino di Pacentro, Guido Angelilli, con il quale il sindaco Rucci ha annunciato la volontà di iniziare le pratiche per gemellare Ripa e Pacentro. Era presente anche il vertice dell’Arma dei carabinieri, dal comandante regionale Michele Sirimarco, all’ex comandante regionale ora alla guida del Cna, Claudio Quarta, al comandante provinciale Luciano Calabrò a quello della Compagnia di Chieti, Federico Fazio. Non ha fatto mancare la propria presenza anche il sostituto procuratore Marika Ponziani che, dal palco, smessi i toni del competente pm utilizzati nelle aule di giustizia, si è rivolta direttamente ai ragazzi parlando del grande vuoto lasciato a livello umano da Lattanzio e rivelando che in ogni stanza della Procura teatina i dipendenti, insieme alle foto dei loro cari, hanno una del maresciallo scomparso. Lei la tiene insieme alla foto di suo padre.

Ospiti d’onore della cerimonia di Ripa Teatina sono state le sorelle del maresciallo, Bambina e Rosaria (quest’ultima con due medaglie al petto, la Croce d’onore alla memoria e il riconoscimento come vittima del terrorismo), e il nipote, militare dell’esercito italiano, Carmine. È stato lui a prendere la parola in nome della famiglia: «Mio zio mi ha ispirato l’amore per la divisa», ha detto, «la sua vita è stata testimonianza del fatto che quando serve l’Italia c’è e i carabinieri ci sono».