Mirò, spunta un nuovo progetto per sanare i capannoni abusivi

15 Luglio 2021

Oggi si riunisce il Comitato Via per esaminare la variante al parco commerciale presentata dalla Sile Le associazioni ambientaliste pronte alla protesta: «Quei fabbricati devono essere abbattuti»

CHIETI. La costruzione dell’insediamento Mirò torna all’attenzione della Regione in cerca di autorizzazioni. Visto che la Regione ha già detto no al nuovo parco commerciale in riva al fiume Pescara, a un passo dal centro commerciale Megalò, c’è da pensare che la proprietaria del terreno, la ditta edile Sile, abbia rimodulato il progetto, tentando di salvaguardare le costruzioni già realizzate che le associazioni ambientaliste e del commercio chiedono invece con forza di abbattere. Sta di fatto che all’ordine del giorno della prossima riunione del comitato regionale per la valutazione dell’impatto ambientale (Via) rispunta la Sile che per l’area di Chieti e Cepagatti chiede una Via postuma, vale a dire una richiesta di autorizzazioni dopo aver già costruito. Una sorta di sanatoria per salvare i manufatti per i quali Wwf Chieti-Pescara, Confcommercio Chieti, Confesercenti Chieti e Cna Chieti, attraverso l’avvocato Francesco Paolo Febbo, hanno scritto alla Regione e ai due Comuni interessati – Cepagatti e Chieti – perché dispongano lo smantellamento di quanto costruito. Sulla questione pende ancora un giudizio al Consiglio di Stato, ma nel frattempo Sile cambia strada e prova a richiedere altre autorizzazioni alla Regione.
Sul nuovo progetto non sa dare spiegazioni neanche l’ingegner Domenico Merlino, il progettista del Megalò e del parco commerciale Miro: «Dopo gli ultimi avvenimenti mi sono tirato fuori», dice, «non sapevo neanche della richiesta della Via postuma».
Oggi si riunisce il comitato Via che, per la trattazione dell’ordine del giorno, ha designato anche la giornata dal 22, e le associazioni teatine sono di nuovo pronte alla battaglia. «La Via a posteriori», spiega l’avvocato Febbo, «è possibile su opere e impianti già in esercizio sui quali all’epoca della costruzione l’amministrazione procedente non ha ritenuto necessario svolgere né la verifica di assoggettabilità né la Valutazione ambientale. Tale possibilità non è invece in alcun modo ammessa per opere già sottoposte, con esito negativo, all’esame del comitato Via». Viene ricordato a riguardo il giudizio 2.775 del 23 marzo 2017 in cui il comitato Via ha espresso un inequivocabile parere: «Rigetto dell’istanza di proroga del giudizio Via 1925/2012 per i seguenti motivi: intervenuta e sostanziale modificazione delle condizioni ambientali, infrastrutturali, idrauliche e socio economiche del contesto territoriale interessato; constatata inadempienza delle prescrizioni del parere n. 1925 del 10.04.2012; insussistenza dei presupposti di cui all’art. 26 comma 152/2006 in relazione ai contenuti progettuali, tanto che il proponente medesimo ne ha chiesto la modifica sostanziale con successiva istanza. Dichiara pertanto improcedibile la richiesta di modifica sostanziale del progetto limitatamente alle opere edili, trattandosi di un procedimento presupponente la vigenza del precedente giudizio 1925/2012». (a.i.)