Mistero D’Alò, il giudice archivia il caso

20 Marzo 2015

Nessuna inchiesta bis per omicidio sul teatino ex dipendente della Dayco scomparso 16 anni fa

CHIETI. Non ci sono nuovi elementi, rispetto a quanto già trattato, per far riaprire il caso D’Alò. E la sintesi del provvedimento emesso ieri mattina dal gip Luca De Ninis che archivia la misteriosa scomparsa di Maurizio D’Alò (foto), ex dipendente della Dayco che ha fatto perdere le sue tracce 16 anni fa. A chiedere l’archiviazione dell’inchiesta era stato la pm Marika Ponziani atto contro il quale, l’avvocato Mario Del Monaco, difensore della famiglia D’Alò, aveva fatto opposizione. «Non conosco ancora le motivazioni del provvedimento» spiega il legale «ma sono convinto che i familiari non si fermeranno, almeno fino a quando non verrà trovato un posto dove piangere la morte del proprio caro». Per i familiari Maurizio è stato ucciso, per la procura, invece, (e il decreto di archiviazione lo conferma), si tratta di un allontanamento volontario concluso con un tragico gesto. Diversi i punti sui quali ruotava l’opposizione all’archiviazione del caso che presenta più di un interrogativo. Perché non sono mai stati ascoltati i due testimoni chiave che riferendosi a Maurizio lo definivano «ormai terra per ceci» e «sepolto sotto un ponte? Che fine hanno fatto i tabulati telefonici dello scomparso spariti dagli atti? E ancora, perché non si è proceduto ad indagini di chemioluminescenza per trovare eventuali tracce di sangue di Maurizio D'Alò nella sua abitazione e nelle auto di proprietà della moglie? Domande che fosre non avranno più risposta e che continuano a tormentare il cuore degli anziani genitori.