Moglie ortonese incastra il marito spione

2 Aprile 2016

Scopre che ha nascosto nella tivvù un apparecchio che col cellulare fa sentire ciò che accade in casa

ORTONA. La moglie incastra il marito spione e lo mette nei guai con la giustizia. Tutto si consuma nel giro di una manciata di ore giovedì a Ortona. L’indagine lampo viene portata a termine dalla polizia della procura alla quale si rivolge una donna ortonese che ha appena scoperto uno strano attrezzo nascosto dal marito nel televisore. Sembra una presa scart, in realtà è una cimice che si attiva con una sim. In parole semplici: il marito chiama un numero dal cellulare e sente tutto ciò che accade in casa. Perché lo ha fatto? Non per timore di essere tradito, ma per raccogliere prove contro la moglie dalla quale vuole separarsi. Giovedì pomeriggio gli uomini della Sezione di pg della Polizia di Stato della Procura di Chieti, denunciano A.D., operaio quarantenne di Ortona, per il reato previsto dall’articolo 617 bis del codice penale, cioè «abusiva installazione di apparecchiature idonee ad intercettare a distanza comunicazioni altrui».

L'attività di indagine parte poche ore prima quando la moglie dell'indagato si presenta negli uffici al terzo piano della Procura di Chieti e sporge denuncia querela contro il marito dichiarando di avere il sospetto che il coniuge potesse aver installato, nella loro abitazione, «apparati idonei ad intercettare comunicazioni tra presenti».

La denuncia viene raccolta dagli uomini della polizia che informano immediatamente il pubblico ministero di turno, Marika Ponziani.

Vengono effettuati i primi accertamenti investigativi ed il magistrato emette immediatamente un decreto di perquisizione a carico dell'uomo. Gli agenti della Polizia di Stato, coadiuvati da Personale della Polizia scientifica della questura di Chieti, si recano nell’abitazione dove vivono l'indagato e la moglie. E dopo la perquisizione e la bonifica dell'appartamento scoprono l’apparecchiatura in grado di intercettare a distanza le comunicazioni tra presenti. L'apparato viene quindi sequestrato e l'uomo denunciato.

L'indagato fornisce giustificazioni in merito alla sua condotta dichiarando agli poliziotti le motivazioni che lo avevano indotto ad installare l'apparecchiatura capace di intercettare comunicazioni tra presenti. Cercava cioè prove per far ricadere sulla moglie la causa della separazioni.

Nonostante le motivazioni l'uomo viene comunque denunciato poiché l'uso di tali apparecchiature, per intercettare a distanza comunicazioni altrui, è illecito ed è espressamente punito dall'articolo 617 bis del codice penale, norma che tutela appunto il bene giuridico della inviolabilità del domicilio. Tali apparecchiature sono di facile reperibilità (via Internet per esempio) e il loro uso è semplificato dalla tecnologia dei moderni smartphone.

Bisogna tuttavia utilizzarli correttamente consapevoli delle conseguenze penali a cui si va incontro. Il marito spione rischia la pena della reclusione da 1 a 4 anni. (g.l.m.)