«Molestata dal bidello», chiesti 50mila euro
I genitori della 14enne vogliono il risarcimento: «Nostra figlia ha avuto pesanti danni morali e psichici»
CHIETI. Cinquantamila euro per i danni morali, biologici e psichici: è la cifra che la parte civile chiede al bidello di una scuola superiore della provincia di Chieti, imputato per tentati atti sessuali. La vittima è una studentessa all’epoca dei fatti 14enne. Ieri mattina, durante la prima udienza del processo davanti al collegio del tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (giudici a latere Maurizio Sacco ed Enrico Colagreco), i genitori della ragazzina – attraverso gli avvocati Francesco Orecchioni e Paola Zulli – hanno presentato la richiesta di risarcimento.
La vicenda è cominciata due anni fa. A inviare un esposto ai carabinieri è stato il dirigente scolastico. Sul documento si legge che, il 25 novembre del 2019, un’alunna 14enne ha chiesto alla docente presente in classe di andare in bagno. Nel corridoio la studentessa ha deciso di prendere una bottiglietta d’acqua al distributore automatico, ma non aveva con sé monete. Si è rivolta così al bidello, seduto nella sua postazione, chiedendogli un prestito. Il collaboratore scolastico l’ha invita a seguirlo all’interno di uno sgabuzzino, dove ha preso 50 centesimi dalla sua giacca. La ragazza riferisce di non essere entrata, ma di essere rimasta sulla soglia e di non aver percepito alcun potenziale pericolo perché conosceva il bidello sin dalla scuola primaria. All’interno di quella stanza, l’uomo si sarebbe seduto su una sedia e, dopo essersi sbottonato i pantaloni, avrebbe posato la moneta sulla biancheria invitando la studentessa a prenderla. La ragazzina sarebbe scappata, mentre l’adulto sarebbe tornato alla sua postazione lasciando la moneta sul tavolo e dicendo alla 14enne che poteva utilizzarla. A quel punto, l’alunna è tornata indietro, ha preso i soldi, ha acquistato la bottiglietta e ha fatto rientro in classe. Si è poi confidata con la compagna di banco, che le ha consigliato di rivolgersi agli insegnanti. A distanza di pochi giorni, il caso è arrivato all’attenzione della magistratura. Il pm, dopo aver ipotizzato gli «atti osceni», ha chiesto per due volte l’archiviazione, ma il giudice per l’udienza preliminare ha ritenuto necessario il vaglio del dibattimento riqualificando il reato in «tentati atti sessuali con minorenne». L’avvocato Francesca Di Muzio, difensore dell’imputato, ha impugnato l’ordinanza in Cassazione.
Così ieri mattina, in attesa del pronunciamento della Suprema corte, è iniziato il processo. Il bidello, incensurato, ha sempre respinto ogni accusa. Si torna in aula il prossimo 8 novembre per ascoltare i testimoni. (g.let.)
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