Monito del vescovo Forte «Basta morire sul lavoro»

27 Settembre 2023

L’arcivescovo di Chieti-Vasto ai funerali di Giulio Romano, morto con due colleghi «Dopo 3 anni siamo ancora qui a piangere altri padri di famiglia: non è tollerabile»

CASALBORDINO. Un intero paese listato a lutto ha salutato ieri pomeriggio Giulio Romano, 56 anni, l'operaio della Esplodenti Sabino ucciso il 13 settembre scorso, insieme ad altri due colleghi, dallo scoppio di una granata. Per motivi di ordine pubblico, la cerimonia funebre si è tenuta nel Santuario della Madonna dei Miracoli. La celebrazione del rito è stata presieduta da monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto. Con lui hanno concelebrato monsignor Domenico Scotti, vescovo emerito di Trivento, il parroco di Casalbordino, don Silvio Santovito, e il priore della basilica, don Paolo Lemme. Lacrime silenziose hanno accomunato tutti i presenti. A rendere omaggio a Romano, il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, e i colleghi di Scerni, Pollutri, Villalfonsina e Palata, Daniele Carlucci, Nicola Di Carlo, Mimmo Budano e Maria Di Lena e i volontari della protezione civile Madonna dell'Assunta. C’è anche uno dei titolari della Sabino, Gianluca Salvatore. Presenti anche i dirigenti della squadra del Casalbordino calcio.
La celebrazione è iniziata con un invito di monsignor Forte a pregare anche per le altre due vittime della tragica esplosione. La basilica a fatica è riuscita a contenere le tante persone che hanno voluto portare conforto ai familiari e salutare Giulio, un uomo che tutti ricordano per il sorriso e l'ottimismo. Gli amici hanno indossato una maglietta nera con il volto di Giulio e la scritta "La vera amicizia rende inseparabili e niente, neanche la morte può dividerci". Straziante il dolore dell'anziana madre Anna, dei fratelli, della figlia Lorenza, della compagna e della ex moglie. Grande lo sconforto dei colleghi della Sabino.
Giulio, ex orafo, aveva scelto il lavoro alla Sabino perché voleva uno stipendio sicuro a fine mese. Non era certo uno sprovveduto, ma un destino crudele ha fermato la sua vita e i suoi sogni in pochi secondi. Quello scoppio i colleghi non riusciranno mai a dimenticarlo. Ha portato via Giulio, Fernando Di Nella e Gianluca De Santis, ma anche la loro spensieratezza.
Nell'omelia, monsignor Forte ha dato conforto ai parenti di tutte e tre le vittime e condannato le morti bianche. «Giulio non è morto», ha detto monsignor Forte, «è ancora in vita, sarà accolto da Dio insieme ai suoi colleghi». Poi l'amara riflessione: «Siamo di nuovo qui, dopo soli tre anni, a piangere altri padri di famiglia, mariti, uomini e professionisti. I lavoratori devono poter tornare a casa con le loro gambe. Non è più tollerabile quello che è accaduto. Si possono aprire nuove produzioni. I responsabili devono riconvertire la produzione a lavori in cui non si rischi più la morte. Rivolgo il mio appello affinché la Sabino Esplodenti venga riconvertita perché preservare un lavoro che dà futuro a oltre 70 famiglie è importante, ma non si può farlo in queste condizioni», ha esortato il vescovo. Durante il rito ha preso la parola il fratello minore di Giulio, Luca. Straziante il suo ricordo di Giulio e delle grandi doti che aveva nelle creazioni orafe. «Giulio, sei stato un grande fratello», ha detto Luca, «mi sei sempre stato vicino con le tue ali protettive. Grazie al tuo carattere avevi tanti amici. Ricordo che dicevi spesso che avevi paura e purtroppo sei stato sfortunato». Commosso il sindaco Marinucci ha ricordato il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Non si può morire di lavoro. I morti sul lavoro feriscono l'intera società». Al termine della funzione Giulio Romano è stato salutato con uno scrosciante applauso. (p.c.)
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