Montebruno contro Di Nardo «Nessuna offesa personale»

22 Novembre 2018

ORTONA . «Il confronto in aula, seppur acceso e accalorato, fa parte della dialettica democratica ed è l’aula consiliare l’unico luogo deputato in cui confrontarsi sui temi importanti per la città....

ORTONA . «Il confronto in aula, seppur acceso e accalorato, fa parte della dialettica democratica ed è l’aula consiliare l’unico luogo deputato in cui confrontarsi sui temi importanti per la città. Il consigliere Angelo Di Nardo, invece, preferisce lasciare l’aula piuttosto che portare avanti le proprie tesi salvo poi parlare sulle pagine dei giornali». Così il consigliere di maggioranza, Saul Montebruno, replica alle parole del capogruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Libertà e Bene Comune, il quale nei giorni scorsi aveva parlato di «uno spettacolo indegno» verificatosi nell’ultimo consiglio comunale che ha abbandonato per protesta dopo essere stato «aggredito verbalmente». Il consigliere di centrodestra ha lasciato il suo banco mentre era all’esame dell’assemblea la questione relativa al cambio di denominazione di piazza Plebiscito in piazza Canada. «La maggioranza ha voluto buttarla in cagnara», aveva commentato Di Nardo nelle ore successive ai fatti, «prima prendendosela con i post pubblicati su Facebook da alcuni cittadini, poi improvvisando sproloqui contro i consiglieri di minoranza e utilizzando ogni genere di epiteto e aggettivi». Ma Montebruno precisa che «nessuna offesa personale è stata lanciata nei confronti del consigliere Di Nardo». Ed è lo stesso Montebruno ad aggiungere che «la maggioranza ha sempre portato avanti la propria idea, in questo caso la denominazione della piazza, seguendo le regole con tutti i passaggi del caso. Che poi vi sia un’opposizione contraria non credo sia una novità». Ed allora ribadisce che «Di Nardo avrebbe potuto sostenere le proprie tesi in aula, prenotando il suo intervento come prevede il regolamento del consiglio e come facciamo tutti. Invece», conclude Montebruno, «ha preferito lasciare l’aula senza giustificazioni. Evidentemente è così che interpreta il mandato dei suoi elettori». (a.s.)