Montelapiano e Montebello verso la fusione

16 Dicembre 2014

Incontro in Provincia tra le due giunte: il nuovo Comune si chiamerà Montello o Montenotte?

MONTELAPIANO. Ottanta abitanti l’uno, 90 l’altro (per entrambi, però, i residenti sono in numero minore, raggiungendo la somma di un centinaio); 740 metri sul livello del mare il primo, 810 il secondo. I comuni di Montelapiano e Montebello sul Sangro distano l’uno dall’altro tre chilometri. Una volta, quando i Comuni si guardavano in cagnesco, bastava la cadenza, un accento, il tono stesso della voce, a smascherare la provenienza e le diffidenze. Le cose cambiano, dice un vecchio adagio, e i due Comuni pensano di fondersi soprattutto per risparmiare sulle spese di gestione.

Le due amministrazioni, che si sono incontrate nella sala giunta della provincia di Chieti, hanno iniziato a pensarci su tra il serio e il faceto, magari ipotizzando anche il nuovo nome: Montebello sul Piano o Montello o Montenotte (in quest’ultimo caso riprendendo l’antico nome di Montebello cioè Buonanotte). Certo, qualora le cose dovessero proseguire per il meglio, ci vorrà sempre un referendum comunale per sancire la fusione definitiva e bisognerà spiegare ai montebellesi e montelapianesi che l’identità delle due comunità rimarrà, i “campanili” non cadranno; però, invece di avere due sindaci ce ne sarà uno solo, un solo Comune, uno di tutto.

Già, uno, ma quell’uno sarà “nostro” o “loro”? A questa domanda spetterà agli amministratori rispondere in futuro. La fusione, comunque, non è uno scherzo, ma è una necessità. Il mese scorso, Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano e commissario regionale per le Comunità montane, ha incontrato le 45 amministrazioni appartenenti alle disciolte Comunità montane Medio Sangro, Valsangro, Medio Vastese ed Alto Vastese per sondare la possibilità di costituire le Unioni montane fra i Comuni stessi. «Nell’ambito dell’incontro», dice Scopino, «si è evideniata la necessità di proporre alla Regione la riduzione da 3mila a mille abitanti, nei Comuni montani, le soglie minime demografiche per l’esercizio associato. Inoltre», ed è questa la parte interessante che i sindaci hanno, «nei prossimi bandi bisogna dare più soldi alle Unioni, diciamo un importo minimo vitale in favore di ciascuna Unione indicata nella somma di 50mila euro annue così da colmare quel gap negativo che spinge i piccoli Comuni montani a preferire le fusioni o convenzioni anziché le Unioni».

Matteo Del Nobile

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