Morì nel cantiere, la sentenza slitta

2 Dicembre 2022

San Salvo. Concesso un periodo di “messa alla prova” a uno dei tre imputati

SAN SALVO. Il gup Fabrizio Pasquale ha concesso a M.N., uno dei tre imputati per la morte sul lavoro di Nicola Di Biase, il rinvio dell’udienza per attendere l’entrata in vigore della riforma “Cartabia”, che prevede la messa alla prova per l’indagato. I tre sono accusati di omicidio colposo in concorso, con l’aggravante di aver violato le norme antinfortunistiche, per quanto accaduto all’operaio 59enne di San Salvo, morto l’11 novembre 2020 precipitando da un terrazzo mentre lavorava. La richiesta di rinvio è stata presentata dall’avvocato Antonello Cerella, difensore di M.N. 43 anni, rappresentante legale della ditta a cui erano stati affidati i lavori di rifacimento delle facciate di un immobile in via Montegrappa e della Edil 2000, ditta esecutrice dei lavori e subappaltatrice. Il gup ha accolto la richiesta e aggiornato l’udienza al 2 febbraio prossimo. Gli avvocati Carmine Petrucci e Luigi Masciulli, difensori degli altri 2 imputati N.V.D.N., 41 anni di Vasto, titolare della ditta Tes datrice di lavoro di Di Biase ed esecutrice in subappalto di diverse lavorazioni, e A.R.L., 67enne di San Salvo, responsabile della sicurezza nel cantiere, si sono riservati di decidere se condividere la richiesta del collega. Le parti civili, la moglie dell’operaio e l'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, si erano opposte, ma il gup ha ritenuto plausibile la richiesta. La legge Cartabia entrerà in vigore il 30 dicembre: la messa alla prova è un provvedimento con cui si può ottenere anche il proscioglimento per estinzione del reato, qualora il periodo di prova, concesso all'imputato, si concluda con esito positivo. Quella dell’avvocato Cerella è la prima richiesta a Vasto. In assenza di testimoni la procura, per chiarire la dinamica dell’incidente, dispose due accertamenti tecnici irripetibili. L'autopsia ha accertato che la morte dell’operaio avvenne per «gravissimi politraumi da precipitazione», ossia fratture multiple, emorragie e lesioni agli organi interni. Il procuratore Giampiero Di Florio oltre ad aver vagliato tutti gli atti di indagine degli ispettori della Asl, ha affidato all'ingegnere Marco Colagrossi una perizia tecnica per ricostruire la dinamica. Il consulente, avvalendosi anche delle immagini di una telecamera, ha concluso che la caduta sarebbe avvenuta da un’altezza di 4-5 metri da un terrazzo privo di protezioni. Secondo l'accusa «i tre indagati avrebbero causato la morte di Di Biase per colpa, negligenza, imprudenza e imperizia». (p.c.)