Morta a 40 anni nello schianto Il marito dal letto d’ospedale: crescerò Davide col tuo aiuto

3 Settembre 2023

Pietro Caruso, vivo per miracolo, scrive una lettera alla moglie Stefania Di Michele: «Sarà difficile, ma io e nostro figlio ce la faremo. Resterai il mio amore per sempre»

CHIETI. Da martedì notte è trafitto da un dolore che va oltre ogni spiegazione razionale, ogni ferita sulla pelle, ogni intervento chirurgico. Ma Pietro Caruso, 48 anni di Pretoro, da un letto dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, trova la forza di ricordare Stefania Di Michele, sua moglie, che di anni ne aveva otto in meno e che quattro notti fa è morta dopo un incidente stradale sulla fondovalle Alento, vicino allo svincolo per Villamagna, dove un venticinquenne gli è piombato addosso all’improvviso con una Fiat Tipo.
Lei, che era alla guida della Fiat Panda di famiglia, non ce l’ha fatta: è spirata in pronto soccorso, poco dopo lo schianto. In macchina c’erano anche il marito Pietro e Davide, il loro figlioletto di otto anni, entrambi vivi per miracolo. E adesso Pietro, ricoverato al policlinico ancora in prognosi riservata, affida a una toccante lettera pubblicata su Facebook il ricordo della moglie, accompagnandolo con un’immagine di un viaggio indimenticabile. «Era uno dei tuoi grandi desideri festeggiare il compleanno a Londra», scrive Pietro. «Sono stati giorni felici e spensierati: quei giorni parlavamo dei nostri progetti, ne erano tanti per questa vita così lunga, invece per colpa di qualcuno sono scomparsi». E questo è l’unico riferimento, all’interno della lettera, al giovane di Guardiagrele che, invadendo la corsia opposta, ha provocato l’incidente mortale. No, non c’è spazio per il rancore in questo incubo in cui un bimbo di otto anni non potrà mai più riabbracciare la sua mamma. «Una cosa ti prometto», prosegue Pietro, «Davide lo farò crescere come stavi facendo tu. Non sarà facile, ma sono sicuro che con la tua presenza spirituale ce la faremo, come abbiamo sempre fatto, insieme. Ti amavo, ti amo e ti amerò sempre di più. Vita mia, aiutami».
Stefania, Pietro e Davide amavano ascoltare la musica in compagnia, soprattutto quella canzone di Ligabue che s’intitola “Questa è la mia vita” e ha parole che ora straziano: “Sono io che guido/io che vado fuori strada/sempre io che pago/non è mai successo che pagassero per me”. Pietro pubblica con il brano l’ultima foto scattata poco prima della tragedia, in una sala del cinema Arca, a Spoltore. L’immagine è quella di una famiglia spensierata: ridono tutti e tre, in attesa dell’inizio del film, al centro c’è Davide, tra le mani il contenitore delle Cipster da dividere con mamma e papà.
Dopo la serata al cinema, madre, padre e figlio sono saliti in macchina per tornare verso casa, a Pretoro, dove Stefania, originaria del quartiere San Martino di Chieti Scalo, si era trasferita dopo il matrimonio. Sulla fondovalle Alento, nel territorio comunale di Bucchianico, come ricostruito dai carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Chieti, la serenità di una famiglia felice come poche è stata squarciata per sempre in un attimo. Perché Francesco Verna, 25 anni di Guardiagrele, alla guida di una Fiat Tipo, ha invaso la corsia opposta: prima ha colpito di striscio la Panda di un altro giovane guardiese, il ventiseienne Domenico Monaco (se la caverà poi con venti giorni di prognosi), quindi si è schiantato frontalmente sulla macchina della mamma di 40 anni. La vita di Stefania si è interrotta in quel momento. Ma il suo amore per Davide e Pietro, quello no, nessuno potrà mai cancellarlo.
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