Morta in ospedale, indagati 22 medici

Una 65enne deceduta dopo un malore durante la dialisi e 34 giorni di ricovero. Nominati due periti per risolvere il giallo
CHIETI. Ventidue medici degli ospedali di Chieti e Lanciano sono indagati per omicidio colposo dopo la morte di Angela Rosa Cianciosi, una paziente di 65 anni residente in città e originaria di Furci. Il pubblico ministero Marika Ponziani ha aperto un’inchiesta a seguito della denuncia presentata dal figlio della donna deceduta lo scorso 11 ottobre. Non un’accusa esplicita nei confronti dei medici, ma la richiesta di verificare se sia stato fatto tutto il possibile per salvare la vita ad Angela Rosa. Il caso è arrivato ieri davanti al giudice Isabella Maria Allieri: toccherà a due periti nominati dal tribunale, il medico legale Antonio Tombolini e il nefrologo Gaetano Raccosta, «accertare se il decesso sia causalmente riconducibile a responsabilità di uno o più sanitari che hanno avuto in cura la donna».
Stando all’esposto depositato in procura a distanza di 19 giorni dalla morte, la donna si stava sottoponendo «a emodialisi da circa 18 mesi per insufficienza renale post trapianto. Per un lungo periodo, le sedute hanno provocato la febbre e, al fine di indagare le cause di tali problematiche, la paziente è stata sottoposta a molteplici accertamenti che, tuttavia, hanno dato esito negativo. Infine le è stato espiantato l’organo, ma anche in questo caso non è stata risolta la problematica. La paziente», è sottolineato in denuncia, «aveva chiesto ripetutamente, per circa un anno, di poter essere trattata con un altro tipo di macchina presente in reparto. La variazione di macchina è avvenuta nel luglio 2018 con sensibile beneficio per la paziente». Lo scorso 7 settembre, «accompagnata dal marito e camminando con le proprie gambe», la donna ha raggiunto la clinica nefrologica dell’ospedale di Chieti «per sottoporsi a emodialisi». Intorno alle 18, durante la seduta, è stata colpita «da fibrillazione con conseguente arresto cardiaco». Un medico del reparto, è specificato nell’esposto, «praticava massaggio cardiaco e defibrillazione riattivando il battito, ma non lo stato di coscienza». Dopo la Tac, la paziente – «in stato di coma» – è stata trasferita nel reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale di Lanciano perché quello di Chieti «non aveva posti letto disponibili». Fortunatamente gli esami «non hanno evidenziato danni cerebrali, tant’è che il 23 settembre la donna – che mai aveva avuto problemi cardiaci – si è svegliata insperatamente dal coma. Tra il 23 settembre e il 9 ottobre, è stato possibile interagire con lei: muoveva gli arti, guardava coscientemente (anche i video dei nipoti sul cellulare), ascoltava e sorrideva. Successivamente, e senza una precisa patologia, le condizione cliniche della paziente sono peggiorate fino al decesso, dopo 34 giorni di ricovero in Rianimazione. In sintesi, Cianciosi si è recata con le proprie gambe in ospedale per la consueta seduta di emodialisi e da lì non è uscita viva». Ieri mattina, il giudice ha affidato con l’incidente probatorio la perizia per risolvere il giallo. I due medici avranno 60 giorni per rispondere ai quesiti: dovranno «operare in base alla documentazione in atti ed acquisita». Gli indagati sono difesi dagli avvocati Andrea Di Lizio, Anna Lisa Bucci, Vincenzo Di Girolamo, Marco Cozza, Massimo Di Vito, Consuelo Di Martino, Cristiano Zulli, Luigi Toppeta, Daniela Bottini, Maria Sirolli e Domenico Russo. Il 2 ottobre, giorno della prossima udienza, verranno ascoltati i periti.

