Morta la sopravvissuta delle Torri Gemelle

Taranta Peligna. Gina Lippis, 75 anni, era emigrata negli Usa nel ’66. Il sindaco: testimone della memoria
TARANTA PELIGNA. Si è spenta a New York, nei giorni scorsi, a 75 anni, Gina Lippis, tarantolese di nascita ed emigrata nel 1966, sopravvissuta al crollo delle Twin Towers. Si sentiva in colpa, Gina, come se la vita che non aveva perso quel tragico 11 settembre 2001 a New York, fosse un torto fatto alle 2.752 persone che perirono. Lavorava da tempo per una società di brokeraggio al 46° piano della torre nord. Quel giorno, dopo l’esplosione, era riuscita a scappare scendendo le scale e aggrappandosi alla cinta dei pantaloni del suo capo. Quando arrivò giù era un’altra persona. «Ho visto una donna volare giù e schiantarsi sul cemento, ho visto corpi straziati, ho visto di tutto. Scappando ci sembrava di scendere verso l'inferno. Fuori ho visto l'orrore: gambe, teste, braccia, corpi straziati. Sono viva ma mi sento in colpa nei confronti di quelli che sono rimasti lì sotto»: questa la sua testimonianza. «Da quel giorno Gina è stata testimone della memoria. Ai suoi affetti, a nome di tutta la comunità di Taranta, un forte abbraccio e vicinanza» dice il sindaco Gian Paolo Rosato.
L’11 settembre due aerei di linea furono dirottati e lanciati da gruppo di terroristi di Al Qaida, contro le torri del World Trade Center, che poi crollarono facendo 2.752 vittime tra cui 343 vigili del fuoco. Lo stesso giorno, un altro aereo si abbatté sul Pentagono, che prese fuoco, mentre un quarto precipitò in Pennsylvania prima di raggiungere il suo obiettivo. Il primo aereo si infila come un coltello in un panetto di burro nella torre nord, quella dove si trovava Gina. Alle 8,46 un boato. È l’inizio della tragedia. Si corre verso le quattro rampe di scale: già stracolme. La calca è aggravata dal fumo, dall’acqua, dalle urla, dalla confusione. Al 32° piano si fa una sosta; è lì che Gina vede la donna precipitare nel vuoto e dimenarsi, quasi a volersi aggrappare all’inconsistenza dell’aria.
«Questa immagine», aveva sempre detto Gina, «mi ha rovinato la vita». Mentre scendevano, il tutto è durato un’ora, ecco un altro boato: il secondo aereo ha portato la morte nella torre sud. Gina di quel giorno non aveva dimenticato niente, scene indescrivibili che lei chiamava «il mio tormento» e con le quali, alla fine, era riuscita a convivere.
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