Morti col Covid in ospedale e Rsa Ora il giudice archivia l’inchiesta

Dopo 3 anni di indagini non ci sono responsabili per i decessi al Renzetti piegato da 4 ondate del virus Una ventina le vittime nella struttura, oltre 80 quelle nelle residenze sanitarie del comprensorio
LANCIANO. Archiviata. Dopo tre anni è stata chiusa con l’archiviazione l’inchiesta contro ignoti sui contagi Covid-19 nell’ospedale Renzetti, che doveva essere Covid free, e allargatisi poi alle case di riposo. Contagi che sono costati la vita a decine di pazienti e centinaia di infezioni tra il personale sanitario durante le 4 ondate, su cui avevano chiesto chiarezza con esposti il consigliere regionale Francesco Taglieri (M5S), i sindacati e anche singole famiglie. Il procuratore Mirvana Di Serio, a capo dell’inchiesta, con l’aiuto dei Nas, ha cercato di capire se ci sono state violazioni, condotte omissive, responsabilità per la diffusione del virus; non le ha rilevate e ha chiesto l’archiviazione, accolta dal giudice per le indagini preliminari.
LA PANDEMIAIl focolaio Covid in città è stato senza dubbio l’ospedale Renzetti. L'epidemia è scoppiata il 9 marzo 2020 dall’ortopedia per poi continuare in medicina, in Utic e otorino-day surgery. Quattro unità operative che hanno sollevato i problemi di un ospedale che doveva essere Covid free e che in 4 ondate non lo è mai stato. Un focolaio Covid che ha portato decine di pazienti, operatori sanitari, medici ad infettarsi e una ventina di decessi, 15 solo nel reparto di Medicina che ha contato ben 5 focolai in un anno. Infezioni, morti, dolore ma anche proteste, esposti di sindacati, del consigliere regionale Francesco Taglieri(M5S), di familiari di chi è deceduto dopo aver contatto il virus nel presidio. Tutti chiedevano chiarezza sulla gestione Asl dell’emergenza in un ospedale che doveva essere Covid Free, sull’uso dei dispositivi di protezione che erano introvabili, i ritardi nei tamponi.
L’INCHIESTAE un’inchiesta l’ha aperta subito il procuratore capo Mirvana Di Serio per capire cosa stava accadendo ed è accaduto, se ci sono responsabilità penali nel contagio e di chi sono, eventuali condotte omissive che hanno avuto una correlazione con la diffusione del virus. Le domande a cui la procuratrice, aiutata nelle indagini dai Nas di Pescara, ha dovuto rispondere in questi anni nell’inchiesta contro ignoti hanno riguardato i dispositivi; «se ci sono state violazioni di carattere penale del decreto 81/2008 sulle misure in materia di sicurezza sul luogo di lavoro e la presenza di dispositivi di sicurezza» come chiesto nell’esposto dal consigliere regionale Taglieri; sulla carenza di dispositivi di protezione e la «disorganizzazione negli ospedali» come chiesto da Nursind, Fials, Nursing Up e Fsi-Usae. E poi sui tamponi con responsi dati in ritardo anche di 20 giorni che possono aver contribuito a diffondere il virus e se la morte di alcuni pazienti si poteva evitare. Di Serio ha ascoltato alcuni direttori delle unità operative del Renzetti, come persone informate sui fatti acquisendo documenti e cartelle cliniche e ricostruendo cronologicamente i fatti.
LE RESIDENZE SANITARIEDall’ospedale l’inchiesta si è allargata subito alle residenze sanitarie, da quella di Atessa, dove il Covid è stato portato da una anziana che era stata contagiata al Renzetti alle case di riposo di Lanciano. E nelle Rsa è stata un’ecatombe: circa 80 morti, anziani malati e nonni indifesi, di cui ben 40 solo nelle residenze di Lanciano, che ha visto oltre 120 morti Covid. I Nas di Pescara hanno controllato anche le diverse strutture per i protocolli anti contagio, i dispositivi di sicurezza. Alla fine «non sono state rilevate responsabilità», chiude Di Serio che ha chiesto e ottenuto dal Gip l’archiviazione dell’inchiesta Covid.
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