Morto dopo la lite col fratello: è omicidio

4 Febbraio 2018

Castiglione Messer Marino. La Procura accusa Tatangelo del delitto “senza intenzionalità”. La difesa: decesso per una caduta

CASTIGLIONE MESSER MARINO. Omicidio preterintenzionale pluriaggravato. È il reato contestato dalla Procura di Vasto a Donato Tatangelo, 60 anni, a conclusione delle indagini preliminari sulla morte del fratello Mario. Secondo l’accusa l’imputato, il 22 febbraio 2015, nel corso di una discussione con il fratello Mario nel locale “Up and down”, in corso Torino a Castiglione Messer Marino, avrebbe colpito il congiunto con due violenti pugni al volto, provocandone la caduta a terra. Mario Tatangelo morì 8 mesi dopo.
«La morte del fratello ha distrutto il mio assistito. A distanza di anni continua a ripetere che la caduta che provocò il ferimento di Mario Tatangelo non fu causata da lui», affermano gli avvocati Giovanni e Antonello Cerella ribadendo l’assoluta estraneità ai fatti del loro assistito. I due legali stanno valutando se richiedere o meno un rito alternativo.
Mario Tatangelo dopo l’incidente fu curato e dimesso. Dal giorno dellìincidente alla morte trascorsero otto mesi. «Non è detto che la sua morte sia una conseguenza di ciò che accadde il 22 febbraio 2015», insiste l’avvocato Giovanni Cerella. È, tuttavia, innegabile che la posizione del fratello è molto delicata.
Castiglione Messer Marino da 3 anni è divisa fra innocentisti e colpevolisti. Il sessantenne ha sempre smentito di avere toccato il fratello. Qualcosa o qualcuno, però, deve aver convinto i carabinieri del contrario. La lite fra i due avvenne alle 8,30 di una domenica. I due uomini erano entrati nel bar sorridendo e scherzando. Dopo qualche minuto iniziarono a discutere. Mario Tatangelo, sposato e padre di tre figli, si rivolse al fratello in modo duro. Gli animi si accesero. All’improvviso Mario cadde per terra, dopo aver urtato violentemente la testa contro il bancone del bar. Secondo la Procura la vittima ricevette due pugni sul viso. Ma l’accusato nega.
«Il mio assistito non colpì il fratello», insiste l’avvocato Antonello Cerella. I carabinieri della locale stazione, al comando della compagnia di Atessa all'epoca coordinata dal tenente Matteo Ruffini, avrebbero, però, appurato una versione diversa. E per questo Donato fu denunciato in un primo momento per lesioni aggravate. La Procura richiese anche i risultati della Tac, che rivelarono la causa dell’emorragia ed esistono anche alcune dichiarazioni fatte dalla stessa vittima prima di morire. Gli investigatori dopo il decesso avvenuto a ottobre 2015 hanno acquisito tutte le cartelle cliniche della vittima, sottoposta durante il ricovero ospedaliero anche a un delicato intervento chirurgico.
«La data del processo ancora non è stata fissata. Nell’attesa stiamo valutando se ricorrere o meno al rito alternativo. Il momento è delicato e preferiamo non aggiungere altro», concludono Giovanni e Antonello Cerella. (p.c.)
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