Morto in cantiere, la famiglia sarà risarcita

Assolto il titolare dell’edificio dove perse la vita il 17enne Di Giovanni, ma pagherà le spese ai genitori
SCERNI. Spaventato da un cinghiale, morì cercando rifugio in una casa in ristrutturazione. Il buio gli impedì di vedere la tromba delle scale e precipitò in una botola. Dodici anni dopo la tragica morte del 17enne Simone Di Giovanni, Giovanni Carbonetti, il proprietario dell'edificio in cui è avvenuta la tragedia, è stato assolto dalla Corte d’Appello dell’Aquila (presidente Carla De Matteis, giudici a latere Maria Gabriella Tascone e Flavia Grilli). Carbonetti in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione per non aver segnalato a dovere il pericolo nell’edificio, ma in appello i giudici hanno dichiarato di «non doversi procedere in ordine al reato a lui ascritto, escluso il contestato profilo di colpa specifica, perché estinto per prescrizione». La botola in questione è stata dissequestrata e restituita al proprietario, che dovrà risarcire i genitori del ragazzo, che si erano costituiti parte civile, per le spese sostenute (a rappresentarli sono stati gli avvocati Fiorenzo Cieri e Vincenzo Mastrangelo).
La tragedia avvenne l’8 giugno 2010 in località San Giacomo. Il giovane, che era con altri amici, poco dopo l’una si trovava vicino al cantiere dell’immobile che era aperto. A un certo punto lo studente corse all’interno della casa: non ha mai potuto spiegare a nessuno perché lo fece, ma alcuni testimoni hanno raccontato che stesse cercando rifugio da un cinghiale. Il ragazzo, a causa del buio, non vide la tromba delle scale e precipitò nel vuoto battendo la testa dopo un volo di 5 metri. Inutili i soccorsi del 118 e il trasferimento dello studente prima all’ospedale di Vasto, poi in quello di Pescara: l'elettroencefalogramma non segnalava più alcuna attività cerebrale. Trascorse le ore previste dalla legge, i medici staccarono le macchine che lo tenevano in vita e i genitori autorizzarono l’espianto degli organi. La maglia bianca e verde del Real San Giacomo, la squadra di calcio in cui Simone giocava, è ancora lì, nella sua camera. Simone era studente del terzo anno di Agraria a Scerni. I suoi ex compagni lo ricordano ancora con tanto affetto. (p.c.)

