Morto mesi dopo la lite col fratello Moglie e figli chiedono i danni

10 Novembre 2018

Pugni in un bar di Castiglione: aperto ieri a Lanciano il processo sul decesso di Mario Tatangelo L’accusa è di omicidio preterintenzionale pluriaggravato. Nella prossima udienza sfilano i testi

LANCIANO. Omicidio preterintenzionale pluriaggravato: è l’accusa di cui risponde Donato Tatangelo, 60 anni, di Castiglione Messer Marino, di fronte alla Corte d’assise di Lanciano. Si è aperto ieri il processo davanti alla presidente Marina Valente, al giudice a latere Andrea Belli e ai sei giudici popolari contro Tatangelo che deve difendersi dall’accusa si di aver causato nel febbraio 2015 la caduta che ha portato il fratello a battere violentemente la testa a terra, durante un litigio in un locale del paese. Una caduta che portò Mario Tatangelo prima al coma e, sette mesi dopo, alla morte. Un’udienza in cui è stata depositata la lista dei testimoni delle parti e in cui si è costituita parte civile la moglie di Mario Tatangelo, Lina, rappresentata dall’avvocato Antonella Franceschelli e i due figli, rappresentati dall’avvocato Francesco Bitritto.
I fatti risalgono a oltre tre anni fa. Era il 22 febbraio 2015 quando i due fratelli, Mario e Donato Tatangelo, entrarono nel locale “Up and down”, in corso Torino, a Castiglione Messer Marino. Qui al bancone iniziarono a discutere. La discussione sarebbe degenerata in spintoni prima e poi, secondo l’accusa sostenuta in aula dal sostituto procuratore vastese Michele Pecoraro, Donato avrebbe colpito il fratello con due violenti pugni al volto, che lo fecero cadere a terra, dopo aver urtato violentemente la testa contro il bancone del bar. Un urto terribile tanto che Mario si ruppe parte della calotta cranica. L’uomo fu subito ricoverato a Chieti, ma da quel primo ricovero, come ricordato dall’avvocato di parte civile Franceschelli, ne sono seguiti altri, anche degli interventi alla calotta cranica dai quali non si sarebbe mai ripreso del tutto fino a quando il 30 settembre 2015, morì. Così alla prima denuncia per lesioni aggravate fatta dai carabinieri di Atessa che intervennero sul posto, si è passati a quella per omicidio preterintenzionale.
Oltre ai testi saranno ascoltati i due periti, il consulente della Procura, Pietro Falco, e quello della difesa rappresentato dall’avvocato Antonello Cerella, il dottor Berardino Ranalli. Falco nella sua relazione ha scritto che “la caduta provocò lo sfondamento della calotta cranica e una violenta emorragia celebrale che portò poi alla morte”. Secondo l’avvocato Cerella non è stato dimostrato che la sua morte fu una conseguenza di ciò che accadde il 22 febbraio 2015 e in base anche al consulente Ranalli, ci potrebbe essere una corresponsabilità nella morte dei sanitari che curarono Mario. Una morte sopraggiunta 7 mesi dopo la caduta e dopo tre interventi chirurgici, terapie riabilitative e ricoveri. Il processo servirà a capire cosa è accaduto quella domenica di febbraio del 2015 e le cause della morte. Prossima udienza il 14 dicembre.
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