Morì in moto senza un colpevole «Ma la perizia è piena di errori»

10 Giugno 2016

Caso D’Adamio: i legali della famiglia dello studente contro la sentenza che ha assolto l’automobilista «Un collegio di esperti ristabilisca la verità e allievi il dolore dei genitori che lottano da nove anni»

VASTO. La sentenza della Corte d’appello non mette fine alla lunga e travagliata vicenda giudiziaria sulla morte di Stefano D’Adamio, 17 anni, lo studente di San Salvo vittima di un incidente stradale il 27 maggio 2007 a Vasto. I legali dei genitori del ragazzo, gli avvocati Filippo Di Risio e Giovanni Cerella, contestano la perizia del Ctu presentata dal difensore dell’automobilista che investì Stefano, R.D.N.. La parte civile chiede l’annullamento della perizia definendola contraddittoria con le risultanze emerse nel corso del processo e annuncia il ricorso in Cassazione.

«Il ricorso sarà presentato solo dopo aver letto attentamente le motivazioni della sentenza che saranno depositate entro la fine del mese», dicono gli avvocati Cerella e Di Risio. «Anticipiamo, tuttavia, che a nostro avviso la consulenza tecnica d’ufficio disposta dalla Corte territoriale su richiesta dell’imputato è stata contestata aspramente anche in sede dibattimentale. Gli errori sono diversi», affermano gli avvocati della parte civile elencandone alcuni. «Non è stato tenuto conto del teste oculare, lo studente che era in moto con la vittima. Per individuare il punto d’urto fra la moto e l’auto di R.D.N. è stata presa in considerazione solo una foto escludendo altre che mostravano fin dove erano finiti i detriti (9 metri di selciato, ndc). Il Ctu non ha saputo descrivere il movimento dei corpi dei due motociclisti dopo l’urto e nella simulazione dell’urto (p-crash, ndc) non ha riprodotto i corpi dei due ragazzi».

Di Risio e Cerella chiedono quindi la nomina di un collegio di periti che ristabilisca la verità e allevi il dolore di due genitori che lottano da nove anni. «Uno stazio che nessuna sentenza potrà lenire, ma chiedono giustizia», insistono i legali della famiglia D’Adamio.

Stefano morì all'uscita da scuola. Era in sella a una moto Aprilia 125 con un compagno e stava tornando a casa. Vicino alla farmacia Giovannelli, all’incrocio con via Mattioli, l’Aprilia finì contro la parte anteriore di una Ford Mondeo che proveniva da via De Gasperi. L’urto fu fortissimo. «I detriti sono schizzati a nove metri di distanza», insistono i genitori del giovane. Per stabilire la verità due anni dopo la tragedia, il corpo di Stefano fu riesumato. In un primo grado R.D.N fu condannato a un anno e 4 mesi per omicidio colposo. Martedì scorso, la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza e assolto l’automobilista. Fondamentali sono stati i risultati del Ctu. Quella perizia che ora le parti civili contestano e contro le quali ricorrono in Cassazione chiedendo un pool di periti. Entro un anno la Suprema Corte potrebbe mettere fine alla travagliata vicenda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA