Morì per la caduta di un masso: «La zona doveva essere al sicuro»

Nuova udienza in tribunale a Chieti sul decesso, tre anni fa, della turista 56enne e con 5 imputati Il marito: «Chi era in visita in quei luoghi doveva essere informato che quel tratto era pericoloso»
FARA SAN MARTINO. «Con la sua morte mia moglie forse ha salvato altre vite. Spero che la giustizia riconosca la responsabilità, anche se indiretta, di chi non ha messo in sicurezza quel sito». Parla così alla fine dell'udienza Davide Baiocchi, marito di Sandra Zanchini, la turista 56enne di Ravenna colpita il 22 giugno 2019 da un masso che si è staccato lungo il sentiero per le Gole di San Martino. La donna morì 10 giorni dopo in ospedale, in seguito alle gravi ferite riportate.
Nel tribunale di Chieti è ripreso il processo che vede imputati l'ex sindaco Carlo De Vitis, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Enrico Del Pizzo, Claudio D’Emilio e Luciano Di Martino del Parco nazionale della Maiella, la guida turistica Simone Barletta. L’ipotesi di reato è, per tutti, omicidio colposo e cooperazione nel delitto colposo. Per la Procura di Chieti sotto accusa è la mancanza, lungo il tragitto del sentiero, di cartelli indicatori del pericolo di caduta massi e delle precauzioni da adottare. Per la difesa impossibile è mettere in sicurezza una montagna, dove eventi accidentali come la caduta di massi sarebbero da mettere in conto.
I familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Filippo Zamponi, si sono costituiti parte civile. Ieri, davanti al giudice Maurizio Sacco, Baiocchi, che di professione è avvocato, ha aperto l'esame dei test dell'accusa, rappresentata dal viceprocuratore onorario Roberta Capanna. «Se lo sapevano gli abitanti del posto che lì i massi cadono, dovevano essere informate anche le tantissime persone che vengono da altre zone a visitare quei luoghi», dice il vedovo di Sandra Zanchini, «invece informazioni zero, l'escursione alle Gole era considerata un percorso per turisti, da fare con le scarpette da tennis. Se non si può mettere in sicurezza tutta la montagna, almeno si metta in sicurezza il tratto fino al monastero che è una zona di passaggio notevole. Oggi, dopo la morte di Sandra, lì è pieno di cartelli. In aula ho raccontato quello che è successo il 22 giugno 2019, chi era mia moglie», continua Baiocchi, «per me e le mie figlie è una mancanza importante. Fatalità è che il sasso abbia colpito proprio Sandra. La prima volta che succede, ci hanno detto, ma altri episodi sono stati evitati per poco. Era prevedibile che prima o poi qualcuno ci sarebbe rimasto». Il processo continua con una nuova udienza il prossimo 13 giugno, quando saranno ascoltati i test della parte civile.
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