Mostrò video porno a minore, condannato

4 Luglio 2017

Casoli. Inflitti due anni di reclusione, con il rito abbreviato, al 64enne autista di scuolabus. Dovrà risarcire vittima e genitori

CASOLI. Le inviava video porno sul cellulare chiedendole di toccarsi e riprendere tutto con il telefonino. È stato condannato a due anni di reclusione, con il rito abbreviato, l’autista di scuolabus arrestato lo scorso 15 febbraio, e posto ai domiciliari, per il reato di corruzione di minore.
Secondo l’accusa della Procura di Lanciano l’imputato, Franco Verratti, 65 anni, di Casoli, avrebbe inviato video pornografici sul telefonino di una ragazzina, all’epoca dei fatti dodicenne, che l’uomo trasportava quotidianamente a scuola, facendosi poi rimandare indietro foto dalla stessa minore che si doveva ritrarre completamente nuda, inducendola anche a compiere atti sessuali. I fatti sarebbero accaduti tra febbraio e agosto del 2016. A far luce sulla vicenda sono state le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Lanciano, da quelli della stazione di Casoli e dai carabinieri della polizia giudiziaria. A rivolgersi ai militari era stata la mamma della bambina dopo aver capito cosa sua figlia stesse passando. Subito erano scattate le indagini, le intercettazioni, l’ascolto della bambina in un ambiente protetto e, poi, il sequestro di telefonini e computer dell’uomo.
Ieri, in sede processuale, il gup Marina Valente ha anche disposto il risarcimento danni alle parti civili, ovvero alla minore e ai suoi genitori rappresentati dall’avvocato Consuelo Di Martino, risarcimento che sarà però deciso in separata sede. Il pubblico ministero Rosaria Vecchi aveva chiesto la pena di tre anni di reclusione, ma lo stesso gup -come chiesto dalla difesa dell’imputato- non ha riconosciuto in sentenza l’aggravante di aver commesso il fatto in veste di autista di scuolabus, quindi di aver abusato delle funzioni di incaricato pubblico con i minori affidati per ragione di vigilanza e custodia (il servizio di scuolabus comunale era affidato in appalto a una ditta privata).
«Il fatto che il gup non abbia riconosciuto l’aggravante è un passaggio molto importante per noi», sottolinea Giuseppina Del Pozzo, difensore di Verratti, «perché cade l’accusa pesante, sulla quale si era basata anche la richiesta degli arresti domiciliari, di aver strumentalizzato il suo lavoro di conducente di bus per altri scopi». L’autista di scuolabus è stato scarcerato lo scorso maggio. Ha, quindi, atteso la sentenza di ieri con il rito abbreviato (che prevede, cioè, uno sconto di pena), da uomo libero. «Ricorreremo in appello contro la sentenza», annuncia l’avvocato Dal Pozzo, «perché non ci sono prove a dimostrare l’accusa».
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