Movida, chiusura alle 2 per i locali con i vigilantes

25 Settembre 2021

CHIETI . Locali chiusi all’una di notte, ma se c’è la vigilanza interna si può restare aperti sino alle 2. Allo studio c’è anche la possibilità di comminare un daspo sociale, cioè una sorta di “pena...

CHIETI . Locali chiusi all’una di notte, ma se c’è la vigilanza interna si può restare aperti sino alle 2. Allo studio c’è anche la possibilità di comminare un daspo sociale, cioè una sorta di “pena sociale”, per chi viene colto a non rispettare le regole.
Sono le novità dell’ordinanza a cui il Comune sta lavorando per stoppare la movida violenta. Dopo l’impegno preso davanti al prefetto Armando Forgione, ora il Comune cerca di correggere il tiro per non penalizzare la categoria dei gestori dei locali, già messa in ginocchio dalla pandemia. L’ordinanza a cui si sta lavorando prevede una prima sperimentazione di due settimane: «Ci prepariamo a costruire un atto che porta all’una l’orario di chiusura dei locali», dicono il sindaco Diego Ferrara e gli assessori al commercio e lavori pubblici Manuel Pantalone e Stefano Rispoli, «in modo da evitare bivacchi, che nelle ultime settimane sono stati occasione di rissa e di disordini. Questo non deve più accadere, a tal fine vogliamo condividere con gli esercenti una linea che in qualche modo ci accomuni, mettendoli in condizioni di lavorare, ma con tutte le tutele. Nel testo dell’ordinanza, infatti, predisporremo orari più estesi per la chiusura per i locali che provvederanno alla sicurezza e che quindi da soli o in forma associata si affideranno a soggetti in grado di assicurarla in modo da evitare episodi spiacevoli: questi potranno continuare a lavorare fino alle 2 di notte».
E poi c'è il daspo sociale, misura ideata «dal confronto con gli addetti ai lavori. Abbiamo pensato di vagliare la possibilità di una sorta di daspo sociale, accanto al cosiddetto “daspo Willie”, che prevede misure di distanziamento per chi provoca o viene colto in atteggiamenti lesivi della pubblica incolumità e dell’ordine pubblico. Proporremo questa misura a questura, prefettura e agli organi deputati: una sorta di “pena sociale”, una misura compensativa per la comunità colpita da comportamenti contro legge e, al contempo, educativa per chi se ne è reso artefice, come si fa con i lavori socialmente utili. Essendo misure temporanee, ma necessarie, siamo aperti al confronto affinché il beneficio sia il più diffuso possibile». Tuttavia tra i gestori dei locali, soprattutto quelli di Chieti alta dove il problema movida-violenta non è avvertito, corre il malcontento. (a.i.)