Movida violenta, i titolari dei bar dicono no alle chiusure anticipate

12 Marzo 2022

Ai commercianti non piace l’idea della giunta comunale di fermare le attività serali tra le 24 e l’una «Quelli che picchiano sono sempre gli stessi: bisogna intervenire su di loro e non sulle nostre attività»

LANCIANO. No alla chiusura anticipata dei locali. È un coro unanime quello dei gestori e degli imprenditori della ristorazione, che chiedono alle istituzioni soluzioni diverse per fermare la movida violenta. Due episodi, avvenuti lo scorso fine settimana nella zona dei Viali, hanno riproposto il problema all'attenzione dell'opinione pubblica: due giovani, di 18 e 22 anni, aggrediti da due minorenni e finiti in ospedale con la mandibola fratturata. Per il primo episodio, sabato scorso alle 20, la polizia ha denunciato un 17enne di etnia rom; sul secondo, avvenuto venerdì ad opera di un 15enne, sono in corso le indagini dei carabinieri.
La soluzione ipotizzata dal sindaco Filippo Paolini di rivedere le ordinanze della precedente amministrazione sugli orari dei locali, trova contrari gli imprenditori del settore e le associazioni di categoria.
«Lanciano non è una città violenta, sono sempre le stesse persone ad esserlo», afferma Donato Di Campli, imprenditore e titolare di alcuni locali in centro, «bisogna intervenire in maniera incisiva sui singoli. Esistono per questo strumenti come il Daspo urbano. La situazione va presa in mano da questo punto di vista, altrimenti non si arriva a una soluzione». «La soluzione non è una chiusura anticipata dei locali», dice Fabrizio Giardino, presidente di zona di Confesercenti, «e questo anche alla luce del periodo da cui proveniamo. Proprio adesso stiamo tornando a una pseudo normalità dopo due anni di pandemia, chiudere i locali anticipatamente, invece di far loro recuperare un incasso ulteriore, sarebbe una scelta pesante. Serve una maggiore prevenzione e un più assiduo pattugliamento delle zone più delicate. Spesso questi episodi non accadono dentro i locali o nelle loro immediate vicinanze, anzi sono una cattiva pubblicità per titolari e gestori. In ogni caso queste non sono decisioni che un Comune può prendere senza consultare le associazioni di categoria, senza prima capire quali difficoltà potrebbero comportare».
C'è chi, al fine di scoraggiare comportamenti violenti, ha installato nel proprio locale telecamere o si è dotato di vigilanza privata. «Ho telecamere di videosorveglianza e un telecomando per far scattare la richiesta di intervento della vigilanza», spiega l'imprenditore Rocco Finardi, titolare di attività nella zona “calda” dei Viali, «altro non posso fare, al resto devono pensarci le istituzioni. Non si può far pagare lo scotto ad attività che già stanno soffrendo, perché ci sono 4-5 balordi che girano per Lanciano a dare fastidio. L'intervento va fatto su queste persone e non penalizzando una categoria con la riduzione degli orari di apertura. Mi è capitato, a volte, di chiudere anche alle 23-23,30, quando mi sono accorto che l'aria si faceva pesante. In quei casi non vendo neanche più le bottigliette di birra. Ma non si può, in un momento particolare come questo in cui si fatica ad arrivare alla fine del mese, toglierci un'ora o due di lavoro. Rispetto ad oggi che non c'è un limite di orario, penso si debba intervenire ma non in maniera drastica», rimarca Finardi, «non è una questione di orario, ma di educazione e di controlli: chiudere all'una non impedisce che questi fatti possano accadere a mezzanotte o alle 20. È arrivato il momento che le associazioni di categoria, insieme all'assessorato al commercio, facciano quadrato: ci si può anche servire di una vigilanza privata, in collaborazione tra tutti i commercianti delle zone più calde. È un'idea, come ce ne sono altre, ma non si deve arrivare a scelte drastiche. Non ci possiamo permettere di chiudere prima i nostri locali».
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