Mucche ammalate per mancanza di luce

Villa Santa Maria, l’allevatore Salomone: non ho potuto mungerle, alcune devono essere macellate
VILLA SANTA MARIA. È la voce a tradire un senso di apprensione e sgomento in Nicola Salomone, allevatore. «Lavoro da sessant’anni, da quando ne avevo cinque e i miei genitori mi mandavano a pascolare le pecore, ma una cosa del genere non l’ho mai vista». Salomone è sgomento nel sentire le sue mucche Frisone, grandi produttrici di latte, che muggiscono di dolore per colpa del latte rimasto nelle loro mammelle che provoca la mastite (infiammazione della mammella) e alcune di esse saranno costrette al macello. La responsabilità ha un solo nome: l’assenza di corrente elettrica causata dal maltempo, per quattro-cinque giorni non ha permesso alle mungitrici di funzionare correttamente. «Ho una settantina di vacche», dice Salomone, «che mediamente producono 350 litri al giorno, adesso siamo scesi a 75. Molte si sono ammalate e stiamo valutando cosa fare, quelle che non avranno speranza, e ne sono diverse, andranno al macello. In cinque giorni si è distrutto tutto ciò che ho costruito in anni di sacrifici: i pascoli sono danneggiati, così come i seminativi, gli erbai e l’uliveto. Ci hanno detto che se la Regione non ottiene la calamità naturale, non vedremo un euro di risarcimento». L’azienda dei Salomone si trova lungo la strada tra Villa e Pennadomo. Già, le strade! Il guaio è che oltre all’assenza di corrente elettrica il territorio è stato funestato da frane e smottamenti. «Siamo isolati», dice Salomone, «abbiamo frane da quattro lati e per aprirci almeno un varco siamo stati costretti a utilizzare i nostri mezzi. I vari tecnici vengono, guardano, ci dicono che abbiamo ragione e poi spiegano che non ci sono soldi. Ma noi adesso cosa dobbiamo fare?».
Sul problema delle strade interviene Palmerino Fagnilli. Il sindaco di Pizzoferrato chiede all’Anas dell’Aquila l’urgenza nel rifacimento del manto stradale della Fondovalle Sangro, nei tratti Pizzoferrato-Castel di Sangro e Bomba-Quadri, compresa la nuova variante. «Non si tratta più di strada, come si dice tecnicamente, “ammalorata”» afferma Fagnilli, «ma di un’arteria che è tutta una buca. Non c’è giorno che non si squarcino ruote, si spezzano braccetti e si corre il pericolo d’incidenti gravi».
Matteo Del Nobile
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