Muore a 39 anni, indagata guardia medica

17 Maggio 2020

Chieti. Dottoressa accusata di omicidio colposo e rifiuto di atti d’ufficio per il mancato intervento a casa dell’uomo

CHIETI. Omicidio colposo e rifiuto di atti d’ufficio. Sono le accuse formulate dalla procura di Chieti nei confronti di una dottoressa in servizio alla guardia medica, indagata per la morte di Mario Zecchini, teatino di 39 anni, padre di due figli piccoli. Muove i primi passi l’inchiesta aperta dal pm Giuseppe Falasca sulla tragedia avvenuta lo scorso 2 maggio nell’appartamento al civico 42 di via Ricciardi, a Chieti Scalo. Gli accertamenti sono partiti dopo che i familiari dell’uomo hanno presentato una denuncia in questura per chiedere di fare chiarezza e scoprire se il decesso sia legato al mancato intervento dell’indagata.
L’INCHIESTA. Ad occuparsi delle indagini sono i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile, coordinati dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio. La notifica dell’avviso di garanzia è un atto dovuto, in presenza di un atto irripetibile come quello dell’autopsia, che ha consentito alla dottoressa di nominare un proprio consulente. Dall’esame eseguito nelle scorse ore dal medico legale Cristian D’Ovidio è emerso che il 39enne è morto per un’insufficienza epatopancreatica, dovuta a patologie pregresse. L’indagata, difesa dall’avvocato Antonello D’Aloisio, era rappresentata dal medico legale Ildo Polidoro, mentre la famiglia ha affidato l’incarico a Vito Strusi. Nel fascicolo risultano come parti offese il padre della vittima, Sergio, il fratello Vittorio, la mamma Franca Bufarale e la moglie Emanuela Lattanzio, tutti difesi dall’avvocato Carlo Di Mascio.
LA DENUNCIA. Stando alla denuncia dei parenti, una prima telefonata alla guardia medica parte intorno alle 19. La madre di Mario riferisce al dottore in servizio in quel momento che il figlio ha lo stomaco gonfio, mal di schiena ed è molto debole. Il medico consiglia alla donna di somministrare al 39enne fermenti lattici. Ma la situazione non sembra migliorare. Alle 20.21 la donna telefona al 118, che le dice di mettersi in contatto con la guardia medica. E lei, esattamente un minuto dopo, segue l’indicazione. Stavolta risponde una dottoressa che consiglia alla madre di Mario di dare al figlio del bicarbonato e non ritiene necessario di andare a visitarlo. Non solo: sempre in base al racconto dei familiari, la stessa dottoressa avrebbe riferito che un intervento domiciliare non era consigliabile perché risultava sprovvista dei dispositivi di protezione individuale necessari per contenere il rischio di contagio da coronavirus. La situazione precipita intorno alle 22. Mario sta male, perde sangue dalla bocca e dal naso: la madre telefona al 118 e sul posto interviene subito un’ambulanza con medico e infermiere. Il paziente è già in arresto cardiaco: le operazioni di rianimazione vanno avanti per oltre mezz’ora, ma non c’è niente da fare. Ora toccherà al medico legale stabilire se la morte sia riconducibile al mancato intervento diagnostico e terapeutico della guardia medica finita sotto inchiesta: il professor D’Ovidio depositerà la relazione entro sessanta giorni. La famiglia ha chiesto che l’accertamento venga esteso anche alla prima telefonata.
LA DIFESA. L’indagata respinge ogni accusa e ritiene di aver seguito adeguatamente tutte le procedure. I funerali di Zecchini verranno celebrati domani in forma privata.