Muore a 44 anni dopo due interventi

21 Luglio 2019

Donna ricoverata per una operazione programmata: il decesso dopo 18 giorni. I familiari sporgono denuncia in questura

CHIETI. Entra in ospedale per un intervento programmato e il sogno di una vita migliore. L’operazione chirurgica non è di quelle difficilissime e all’inizio sembra ben riuscita. Ma sorgono complicazioni e, a 44 anni, muore dopo 18 giorni in corsia. Marika Chiavaroli, operatrice socio-sanitaria di Cepagatti, è morta alle 22 di venerdì scorso, dopo essere stata sottoposta a un secondo intervento chirurgico. La famiglia però non si rassegna. I genitori, Antonietta e Ulisse, e i fratelli Stefano e Amedeo (tecnico e dirigente della pallavolo di Cepagatti) chiedono risposte e sporgono denuncia alla questura di Chieti. Sul posto venerdì notte c’è stato un primo intervento della squadra volante coordinata da Antonello Fratamico, la denuncia è stata poi raccolta dagli agenti della squadra mobile diretta da Miriam D’Anastasio che ora indagano per conto della procura di Chieti. Il pm Giuseppe Falasca ha infatti deciso di aprire un’inchiesta, al momento contro ignoti, per il reato di omicidio colposo. Falasca ordinerà un’autopsia sul corpo della donna e in quel momento dovrà iscrivere anche i nomi del personale sanitario che ha trattato il caso sul registro degli indagati, un atto di garanzia per assicurare il pieno diritto di difesa. Solo l’autopsia, infatti, potrà gettare luce sulle cause che hanno portato alla morte la 44enne.
Marika, operatrice socio-sanitaria che aveva lavorato anche per la clinica privata Villa Pini, si era ricoverata al Santissima Annunziata il 2 luglio. Aveva problemi di obesità e il 3 luglio, dopo gli esami di routine, è stata sottoposta a un intervento di bypass gastrico nel reparto di Chirurgia dell’obesità ed endocrinologia diretto da Liberato Aceto. «Dai primi controlli risultava che l’intervento era andato bene», riferisce Aceto, «ma poi è intervenuta una febbre di cui abbiamo subito cercato la causa sottoponendo la paziente a una Tac e una endoscopia». L’esame endoscopico è stato portato a termine lo scorso 11 luglio, ma non ha aiutato a scoprire la causa dell’infezione. L’equipe di chirurgia bariatrica avrebbe voluto trasferire la paziente a Roma in un centro specializzato, ma l’aumentare della febbre ne ha sconsigliato il trasferimento. Giovedì scorso la paziente è tornata in sala operatoria per un secondo intervento, questa volta non in laparoscopia come il primo, proprio per cercare di scovare la causa dell’infezione. Dopo l’intervento la donna è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione e terapia intensiva e qui è deceduta venerdì notte. «Abbiamo seguito tutte le procedure del caso», ribadisce il primario, «solo l’autopsia riuscirà a chiarire cosa sia successo».
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