Muore il partigiano Teti superstite di Pizzoferrato

21 Dicembre 2017

Torricella Peligna. Franchino, 91 anni, era uno degli ultimi testimoni della battaglia Nel 1944 rischiò la fucilazione dai tedeschi: si salvò e venne deportato in Germania

TORRICELLA PELIGNA. È morto Franchino Teti, uno degli ultimi testimoni e combattenti della “battaglia di Pizzoferrato”, svolta all’alba del 3 febbraio 1944 tra tedeschi e anglo-italiani. Si è spento ieri mattina, a 91 anni, all’hospice “Alba chiara” di Lanciano dove era ricoverato da mesi. Teti era nato a Torricella Peligna nel gennaio 1926 e aderì subito, giovanissimo, alla Brigata Maiella. Ha raccontato diverse volte, anche in filmati televisivi e con le lacrime agli occhi, la sua avventura partigiana, conclusa proprio a Pizzoferrato. Qui giunse con il nutrito gruppo dei patrioti della Maiella, aggregato ad un plotone inglese comandato dal maggiore Lionel Wigram: era la famosa “Wigforce”, voluta e organizzata proprio dall’ufficiale inglese che già aveva avuto il suo battesimo del fuoco un mese prima a Civitella Messer Raimondo. L’episodio di Pizzoferrato è noto, e fa parte dell’ampia letteratura storiografica sulla Brigata Maiella iniziata con il libro del 1966 di Nicola Troilo, figlio di Ettore, scomparso anche lui recentemente. I tedeschi erano asserragliati in Villa Casati, sotto la chiesetta della Madonna del Girone e dominante la rupe che sovrasta il paese. Dal cancello d’ingresso Wigram intimò ai tedeschi di arrendersi, ma come risposta ricevette una sferragliata di proiettili che lo uccise all’istante e ferì gravemente il tenente inglese che lo seguiva. Franchino Teti era dietro di loro e si nascose insieme agli altri. La battaglia continuò, ma lo scoramento prese subito gli assedianti, privati degli ordini di Wigram. Allora si rifugiarono nella chiesetta del Girone, circondata dai tedeschi che la bersagliarono di proiettili. Ancora oggi è possibile vederne i buchi sulle pareti interne della chiesa. «A un determinato momento», raccontò anni fa Domenico Troilo, che però in quei giorni si trovava a Fallascoso con il suo gruppo di patrioti, «gli inglesi, prima di arrendersi, si prepararono il tè, con gran stupore degli italiani che tremavano per la minaccia tedesca di fucilarli come ribelli». È quello che accadde ad una dozzina di patrioti, oggi ricordati in una lapide sul muro del municipio. E stava per succedere anche a Teti e pochi altri, presi in consegna dai tedeschi e messi al muro. Ma un inglese, probabilmente il caporale Wolf Wayne, intercedette per loro trattandosi, disse mentendo, di prigionieri della pattuglia inglese. Così Teti si salvò, ma venne deportato in Germania. È stato uno dei pochi casi di partigiano e internato. I funerali stamattina alle 11 a Torricella, alla presenza dei figli Rosa e Graziano e dei nipoti. Le prime condoglianze sono arrivate dall’associazione Brigata Majella e dall’Anpi provinciale, seguite da altre associazioni e da esponenti del mondo politico.
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