Muro sfondato in chiesa, prete indagato

6 Novembre 2018

Inchiesta aperta dopo la scoperta di un corpo mummificato, l’accusa: parete rotta senza il permesso della Sovrintendenza

CHIETI. Lavori fatti senza l’autorizzazione della Sovrintendenza archeologica. È questa l’accusa che la procura muove al parroco di San Giustino, don Nerio Di Sipio, finito sotto inchiesta per il buco nel muro che a fine settembre scorso ha portato al ritrovamento di una mummia decapitata e di un antico affresco in una stanza segreta all’interno della cattedrale. Fra dieci giorni, il 15 novembre, don Nerio, accompagnato dal suo avvocato Stefano Marchionno, dovrà andare dai carabinieri forestali, che stanno svolgendo l’indagine per conto della procura, per essere interrogato. Dovrà spiegare come mai in una stanza della cattedrale, interamente sottoposta a vincolo della Sovrintendenza archeologica, sia comparso un buco. Don Nerio anticipa quello che dirà durante l’interrogatorio e cioè che di quel buco lui è venuto a sapere solo a cose fatte: «Non ne sapevo nulla», dice, «l’ho scoperto dopo e non ho dato alcuna autorizzazione». D’altronde la stanza all’interno del quale è stato praticato il foro è sì all’interno della cattedrale ma è in uso all’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, governata da Giampiero Perrotti. Le uniche chiavi della stanza le ha infatti l’Arciconfraternita. La procura, però, ipotizza a carico del parroco una violazione dell’articolo 181 del decreto legislativo numero 42/2004, perché «in qualità di legale rappresentante della parrocchia San Giustino, in assenza di autorizzazione, eseguiva lavori di apertura varco su una muratura all’interno della cattedrale di San Giustino di Chieti». Oltre alle sanzioni amministrative, per un reato del genere si rischia una pena che va da un’ammenda fino a 51.645 euro fino all’arresto. «La procura faccia pure il suo lavoro», aggiunge il parroco, «sono sicuro che si sgonfierà tutto». I lavori sono stati eseguiti il 29 settembre scorso. Quando la sovrintendente Rosaria Mencarelli ne è venuta a conoscenza, a don Nerio è arrivata una sanzione pecuniaria di poco più di 500 euro. La sanzione, a cui il parroco si opporrà sostenendo che non è stato lui ad autorizzare i lavori, è stata inviata per conoscenza anche alla procura, che, a questo punto, venuta a conoscenza della notizia di reato, non poteva che avviare un’indagine penale. Cosa che ha regolarmente fatto. La Sovrintendenza stessa, però, riconosce che non sono stati fatti molti danni. Con l’invio della sanzione amministrativa la Sovrintendenza dà atto, infatti, che «tali opere, pur realizzate senza la preventiva autorizzazione di questa Sovrintendenza non hanno causato alcun danno al bene culturale medesimo. In quanto si tratta di opere che non hanno comportato consistenti modifiche alla configurazione originaria dell’immobile e non hanno prodotto danni consistenti allo stesso». La Sovrintendenza ha saputo del muro rotto grazie a un sopralluogo in cattedrale appena dopo i lavori, si è così fatta carico anche dei ritrovamenti avvenuti grazie alla rottura del muro. Dalla mummia decapitata, all’affresco che potrebbe essere di epoca precedente all’anno Mille. Tocca ora alla Sovrintendenza svelare il mistero sulla loro esistenza.
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