«Musei e ristoranti chiusi» I turisti bocciano Chieti

18 Agosto 2015

Saracinesche abbassate a Ferragosto nonostante la buona presenza di turisti Lamentele per segnaletica e infopoint. Ottimi affari per i locali rimasti aperti

CHIETI. Tanta gente in giro per Chieti a cavallo del Ferragosto, molto più degli anni passati, con un numero consiistente di stranieri. Peccato che abbiano trovato una città non sempre in grado di accoglierli a dovere.

Pur senza l’atteso festival degli artisti di strada, titolari e dipendenti dei bar teatini sono contenti di come sono andati gli affari nel weekend ferragostano. Hanno staccato molti scontrini e riscontrato una maggiore affluenza turistica in città, come dicono loro stessi, ma hanno anche registrato il malcontento dei visitatori che, in generale, hanno trovato una città poco a misura di turista, pur essendo una bella realtà. Pamela Giampietro, barista del centrale Caffè del Corso, dice di essersi prestata al ruolo ufficio informazioni per i visitatori (tanti) che non sapevano cosa fare. «È arrivata molta gente del nord Italia, ma anche tedeschi e francesi, che chiedevano come muoversi in città», spiega. «Soprattutto a Ferragosto la lamentela generale era di aver trovato musei chiusi, oltre a pizzerie e ristoranti con le saracinesche abbassate. E poi niente infopoint turistico, anche se Chieti viene giudicata interessante».

Proprio al Caffè del Corso si è fermata una comitiva belga, proveniente dalla zona di Charleroi, Chatelet e Fracienne. Il gruppo, di origine italiana, conosceva già la città e ci torna sempre volentieri ma «non ci sono molti posti per far giocare i bambini», fa notare Lina Di Pietro, originaria di Sant’Eusanio del Sangro. Per il resto, «si mangia bene e non è caro», aggiunge Antonella Caltagirone.

Tommaso Marinelli, Giovanni De Palma e Benedetto Tedeschi, invece, sono arrivati in Abruzzo da Bari. Hanno alloggiato in un appartamento a Pescara e trascorso una mattinata a Chieti, dove le mogli si sono dedicate allo shopping. Ma ci sono rimasti male quando hanno saputo che la cattedrale avrebbe aperto solo alle 16, quando il loro itinerario li avrebbe portati già fuori città. Spostandosi con la cartina si sono lamentati anche della segnaletica stradale, quasi da rebus: «Voi che vivete qui», sottolinea Marinelli, «sapete cos’è Chieti Scalo, ma noi ci siamo un po’ persi tra Chieti e Chieti Scalo… Certo, Pescara non è meglio, da questo punto di vista». Il bilancio è positivo per chi ha deciso di non chiudere per la pausa di Ferragosto. «Siamo rimasti aperti e abbiamo lavorato molto, visto che tanti altri esercizi commerciali erano chiusi», spiega Maria Mattioli che gestisce il bar Trinità con il marito Christos Cotsias.

«Molti si sono lamentati perché non riuscivano a trovare un punto di ristoro», aggiunge il barista Stefano D’Alleva.

Stessa cosa per i bar rimasti aperti a Chieti Scalo. «A noi è andata molto bene», commenta Massimo Angelini, proprietario del Caffè Roma allo Scalo. «Il bar ha 24 posti a sedere e a Ferragosto abbiamo registrato 114 coperti. Sarà che c’era qualche turista in più, certo è che è andata meglio degli altri anni». Anche il caffè Cipriani è rimasto aperto allo Scalo e anche lì molti scontrini. «Più del solito», conferma il proprietario Tiziano Santuccione, «anche se mi è dispiaciuto non essere riuscito a fornire l’indirizzo di una pizzeria aperta a chi non sapevano dove mangiare».

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