Nasce il polo del cuore A Chieti i trapianti

28 Aprile 2015

Dopo 12 anni taglio del nastro di Cardiochirurgia e terapia intensiva La polemica di D’Alfonso: «Sono troppi, non dovrà accadere più»

CHIETI. «Il solo dipartimento esistente in Regione che si occupa di un unico organo: il cuore. Questa è una giornata storica». Francesco Zavattaro, direttore generale della Asl saluta così «il polo del cuore», palazzina M, nel giorno della sua inaugurazione.

L’edificio bianco dai sette piani fuori terra nasce a Colle dell’Ara, a fianco del policlinico, con il quale sarà collegato dall’interno e a due passi dall’università d’Annunzio con cui condivide le grandi professionalità. É decisamente un giorno di festa che naturalmente risente anche del periodo elettorale.

Ci sono i protagonisti di questa apertura, che non può non definirsi storica, di una palazzina nata per la cardiochirurgia, con progetto nel 2003 della Proger, dove presto riprenderanno i trapianti di cuore. Ci sono il presidente dellaRegione Luciano D’Alfonso, l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci che ha accelerato e spinto per la apertura del polo del cuore ancora prima del definitivo completamento, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, il rettore Carmine Di Ilio, il sindaco Umberto Di Primio. Prima del taglio del nastro, cronisti, cameramen e i tantissimi ospiti, medici infermieri, sono accompagnati in un giro sui i livelli già completi, il quarto e il quinto. Il cicerone non può essere Gabriele Di Giammarco, primario di Cardiochirurgia. Si scende dal piano terra (5° livello) al seminterrato (4). Attraverso un corridoio di due sfumature di verde acqua, si giunge al blocco operatorio. Monitor, apparecchi, tavolo operatorio dove si sono lampade con lucine al led dei colori dell’arcobaleno che, accese, riproducono la luce del giorno. «Durante l’intervento sono attivi i flussi laminari ad alta velocità», spiega Di Giammarco, «per la massima sterilizzazione dell’ambiente operatorio». Accanto c’è la sala di terapia intensiva con 12 posti letto,dove il paziente viene portato subito dopo l’intervento.

Il giro continua e si ritorna da dove si è entrati per accedere alla degenza di Cardiochirurgia con stanze per medici e infermieri, e 24 posti letto. Di cui 7 destinati ai pazienti di terapia subintensiva.

Ci sono voluti dieci anni, 6 anni di lavori, 22 visite di collaudo, per poter sistemare i primi macchinari di altissima tecnologia e i primi letti della Cardiochirurgia. Presto, dopo qualche anno di attività cardiochirurgiche ridotte a Chieti possono riprendere i trapianti di cuore.

«Dopo dodici anni inauguriamo finalmente la palazzina di cardiochirurgia», dice il sindaco Di Primio, «un traguardo che darà sicuramente maggiore possibilità al nostro "polo cuore" di raggiungere più ambiti successi. Una struttura ideata perché fosse il polo cardiologico e cardiochirurgico della nostra Asl, della nostra regione, e che ha rischiato per anni di rimanere un semplice involucro. Oggi dobbiamo lavorare affinché le tante risorse economiche investite per questa struttura siano una risorsa per la sanità pubblica, per la sanità abruzzese e soprattutto per la nostra città».

«Questo non è un risultato scontato ma dieci anni sono davvero troppi», lo dice D’Alfonso nel suo intervento, «e questo non dovrà accadere più a causa di una competizione scellerata». Gli fa eco Legnini «10 anni sono davvero troppi. Tuttavia questo appalto nel 2006-2007 è partito zoppo, non c’erano risorse, ma non posso evitare di citare chi ha fatto di tutto per la realizzazione di questo polo da Antonella Bosco, (ex presidente della quinta commissione sanità ndr), all’ex assessore regionale Mazzocca, un processo che ha conosciuto tuttavia degli intoppi. Non è un risultato scontato», continua Legnini, «per le vicende storiche alle quali accennava anche il sindaco, quando ci fu quella discussione, qualche anno fa, anche molto fastidiosa su che cosa dovesse diventare questa struttura nel panorama regionale. Ma ora godiamoci questa struttura. Penso che la sanità debba migliorare gli estremi per dirla con una metafora calcistica, bisogna migliorare l’attacco, che sono le strutture di eccellenza e la difesa rappresentata dal territorio. Non va bene quando il centrocampo è troppo affollato».

La palazzina di Cardiochirurgia è costata complessivamente 35 milioni, 20 milioni finanziati dallo stato 15 dalla regione. Per completare tutto ci vogliono altri 10-15 milioni che dovranno essere reperiti nel bilancio della Asl.

L’edificio del cuore è stato realizzato dalla impresa De Cesare capogruppo e dalla Edilizia Di Cosmo, Guerrato di Rovigo, Solisonda di Francavilla e Iab di Roma.

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