’Ndrangheta, salta il processo per le notifiche mancate

24 Ottobre 2017

VASTO. È stato rinviato al 12 febbraio 2018 dopo la costituzione delle parti, davanti ai giudici del tribunale di Pescara il processo scaturito dall’operazione «Isola felice», condotta da carabinieri...

VASTO. È stato rinviato al 12 febbraio 2018 dopo la costituzione delle parti, davanti ai giudici del tribunale di Pescara il processo scaturito dall’operazione «Isola felice», condotta da carabinieri della Dia (Direzione distrettuale antimafia) nel settembre 2016. L’inchiesta alzò il velo sulla penetrazione della criminalità organizzata di matrice ’ndranghetista in Abruzzo e in particolare nel Vastese. Sono 108 gli imputati coinvolti nel processo, 25 dei quali un anno fa furono arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso. L’operazione portò al sequestro di oltre 300 chili di droga, insieme a fucili, mitragliatori, pistole e munizioni. Un esercito di avvocati ieri mattina ha raggiunto da Vasto il tribunale di Pescara. Il collegio presieduto dal giudice Rossana Villani ha dovuto prendere atto della mancata notifica a 15 imputati e ha aggiornato l’udienza al prossimo 12 febbraio, per dar modo alle notifiche non andate a buon fine di raggiungere i destinatari. Al contempo il tribunale ha disposto l’ordine di traduzione dal carcere per alcuni imputati, che attualmente risultano detenuti per reati connessi ad altre vicende. A raccontare la delicatezza dell’inchiesta, sono i numeri: sei le regioni coinvolte, 600 le pagine di un inquietante dossier che riguarda Abruzzo e Molise, 108 gli imputati, altrettanti i testimoni che sfileranno. L’accusa, rappresentata dal pm della procura dell’Aquila Stefano Gallo ritiene che il Vastese avrebbe avuto un ruolo fondamentale nei tentativi di espansione della ’ndrangheta nel resto d’Italia. Sotto la lente, soprattutto i territori di Vasto e San Salvo, che sarebbero state le basi operative del clan Ferrazzo di Mesoraca (Crotone). Alla base delle indagini, il sequestro avvenuto nel 2010 a Montesilvano e da qui la competenza territoriale del tribunale del capoluogo adriatico. Ferrazzo arrivò in Abruzzo ad ottobre 2006 e dopo un periodo di detenzione all’estero per traffico internazionale di cocaina, si trasferì definitivamente a San Salvo, sfuggendo alla mattanza ordita dallo zio Mario Donato Ferrazzo, capo indiscusso della ’ndrina di Mesoraca. In Abruzzo reclutò manovalanza. (p.c.)