Negoziante condannato a 3 anni

17 Dicembre 2017

Botte alla compagna, il 46enne ritenuto colpevole di maltrattamenti, lesioni aggravate e sequestro di persona

CHIETI. Una relazione sentimentale durata solo pochi mesi, ma che è valsa una condanna a 3 anni per lui e 5 mesi di inferno per lei, secondo quanto è emerso dalle indagini della procura coordinate da Marika Ponziani. La storia d’amore sarebbe partita a febbraio scorso. A giugno scorso lei denuncia quello che presenta come il suo aguzzino: il 46enne commerciante di abbigliamento di Chieti, assistito dall’avvocato Emanuele Calista. Mercoledì scorso il giudice Isabella Alleri lo ha condannato a 3 anni, con rito abbreviato che prevede uno sconto di pena. La vittima è stata assistita dall’avvocato Marco Femminella.
Secondo quanto ha scoperto la procura, l’uomo «maltrattava la convivente», si legge nel capo di imputazione a suo carico, «sottoponendola a quotidiane vessazioni fisiche e psicologiche, segnatamente ingiuriandola, minacciandola, passando alle vie di fatto, con aggressioni fisiche e percosse tanto da cagionarle anche lesioni personali». Il tutto si è svolto, secondo le indagini, sino allo scorso mese di agosto. Ma questa condotta non ha valso al commerciante solo l’accusa di maltrattamenti contro la convivente. Un particolare episodio, riscontrato nel corso delle indagini, che si è svolto a giugno scorso, ha fatto sì che l’uomo fosse incriminato anche di lesioni personali aggravate. Secondo quanto è emerso, infatti, il commerciante ha aggredito la compagna colpendola alla testa con un lume, cosa che le ha provocato lesioni guaribili in 12 giorni. In due occasioni, inoltre, a luglio e ad agosto scorso, l’uomo si era trattenuto nell’appartamento di lei, «nonostante la vittima, a causa degli atteggiamenti minacciosi e violenti dell’uomo, l’avesse più volte invitato ad allontanarsi». Per questi due episodi il commerciante ha dovuto rispondere anche di violazione di domicilio. C’è anche un’accusa per sequestro di persona: «Nottetempo», si legge nel capo d’imputazione, «a causa della smodata assunzione di bevande alcoliche, l’uomo dava in escandescenze seviziando la donna con percosse, impedendole di uscire dall’appartamento nonostante presentasse ferite da cui sanguinava copiosamente». In altre occasioni la donna ha riportato un «trauma cranio facciale con lacune mnesiche» (vale a dire che ha manifestato anche problemi di memoria sebbene per un tempo limitato) e «contusioni multiple delle gambe e delle braccia, con conseguente malattia della durata di 15 giorni». I referti medici non hanno lasciato dubbi sulla condotta di lui. Che nel corso del processo si era difeso, tramite il suo avvocato, parlando di «contrasti reciproci».