Negri sud, striscioni censurati

C’è il convegno, via i simboli della protesta. Aliprandi: fatto grave, questa è attività antisindacale
SANTA MARIA IMBARO. Un convegno regionale sul diabete e via striscioni e bandiere di protesta dall'ingresso del Negri Sud, come a nascondere qualcosa di poco piacevole e di sgradevole alla vista. É quanto accaduto ieri nella sede del prestigioso centro di ricerca scientifica, biomedica e farmacologica, da mesi in grave crisi finanziaria, a causa di un buco di bilancio di diversi milioni di euro, e per questo in stato di agitazione permanente da qualche settimana a questa parte. All'ingresso dell'istituto campeggiavano da giorni le bandiere dei sindacati assieme agli striscioni e agli appelli dei ricercatori e dipendenti, da oltre un anno senza stipendio. Ma ieri, in occasione del consesso regionale sul diabete, qualcuno ha pensato bene di rimuovere i "fastidiosi" segni di protesta e difficoltà, come a voler nascondere la polvere sotto il tappeto in occasione di una visita importante. Il gesto ha indignato non poco sindacati e dipendenti che, nonostante le mille difficoltà e la situazione di stallo che dura da oltre un anno, stanno andando a lavorare tutti i giorni per tenere fede agli impegni e proseguire le ricerche avviate.
«Si tratta di un fatto grave», commenta Sergio Aliprandi, Filcams Cgil Chieti, «ci sono gli estremi per una denuncia per attività antisindacale. Ma quello che ci lascia più sgomenti è che si releghi la difficoltà di tante famiglie e la tragica fine di eccellenze del territorio nel campo della ricerca, come se si trattasse di una bega interna, come se fosse un panno sporco che va lavato in casa, senza per forza mostrarlo in pubblico. Non è togliendo questi simboli che si dà un immagine diversa della drammaticità, dello sconforto e delle legittime rivendicazioni delle persone interessate e di chi li rappresenta. Dietro quei simboli vi sono le lacrime della gente che nella vita ha lottato e continua a farlo».
Il Negri Sud è in piena fase critica. Martedì è prevista la convocazione di Provincia, Regione e rappresentanti dell'istituto di ricerca dal Prefetto per capire cosa ne sarà del centro scientifico tra i più prestigiosi e prolifici d'Europa. Intanto ieri, secondo alcune fonti sindacali, è partita una lettera dello stesso Prefetto che chiede al Negri Sud, entro dieci giorni dalla ricezione della raccomandata, di recapitare a Chieti la memoria difensiva per giustificare la chiusura o la possibile continuità dell'istituto. Il destino del Negri Sud è dunque appeso a un filo, in un contesto lavorativo che si fa sempre più esacerbato e con i dipendenti, un centinaio, a cui si aggiungono circa altri cento ragazzi tra borsisti, contratti a termine e co.co.co, in una perenne e drammatica guerra tra poveri. «Ci giunge voce», dice Aliprandi, «che si stia tentando di trasferire alcuni progetti attivi in una onlus dove non è prevista la copartecipazione di Provincia e Regione e che sarebbe gestita dal solo Negri Sud. Tutto questo sarebbe gravissimo, un ulteriore schiaffo a questo territorio e ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno che hanno dato vita a questo centro di ricerca».
Daria De Laurentiis
©RIPRODUZIONE RISERVATA

