Nell’era di computer e digitale il Renzetti torna a carta e penna

Pochi pc, quelli che ci sono non funzionano. E così addio al processo di informatizzazione della Asl Disagi per gli utenti, costretti a lunghe file, e per il personale. Che si appella all’assessore Paolucci
LANCIANO. Da un lato la richiesta alle Asl, da parte della Regione Abruzzo di «contenere le liste di attesa» e digitalizzare il più possibile tutte le prestazioni. Dall’altro la cruda realtà dei fatti: nell’ospedale Renzetti non ci sono abbastanza computer e, quando ci sono, non sono in grado di supportare tutti i software necessari per il processo di modernizzazione e digitalizzazione richiesto. Le operazioni, anche le più semplici, sono quindi in balia delle bizze elettroniche di dispositivi vecchi di anni, con buona pace del personale sanitario che è costretto a fare i salti mortali per assicurare i vari servizi ai pazienti che, a loro volta, sono costretti a file interminabili e a dover passare per il Cup (centro unico prenotazioni) anche quando non sarebbe necessario. Ecco perché, in barba alla generazione 2.0, al Renzetti per andare più veloce si è tornati alle buone, vecchie e fedeli carta e penna.
I COMPUTER. Quello dei pc è un problema che riguarda tutti i reparti dell’ospedale. Il personale sanitario lamenta da tempo che non ci sono abbastanza computer per tutti, e che quelli esistenti sono troppo vecchi per rispondere alle nuove esigenze a cui si deve far fronte. Tutto dovrebbe passare in via digitale e telematica. Un esempio è il cosiddetto Cup di secondo livello, un servizio nato per gestire in modo separato le prestazioni di controllo e programmare in via prioritaria le prestazioni e gli esami successivi al primo accesso del paziente in ospedale e programmati direttamente dallo specialista che ha già preso in carico il paziente. Tutto però naufraga su due aspetti: non ci sono computer affidabili e il personale non è stato adeguatamente formato a utilizzare i nuovi software che fanno “impallare” i pc ormai da rottamare. Gli operatori spesso sono costretti a spostarsi dal proprio ufficio del servizio ambulatoriale ai vari reparti per poter espletare operazioni che dovrebbero essere invece, grazie al web e ai sistemi elettronici, immediate.
I PAZIENTI. Il tutto si ripercuote sui pazienti. Chi ad esempio ha una qualsiasi forma di esenzione di ticket, cosa che riguarda categorie particolari di utenti come malati cronici, persone non autosufficienti, bambini con malattie rare, prematuri o sotto i sei anni, redditi bassi, dovrebbe poter risolvere tutti gli aspetti burocratici direttamente nel reparto e invece nel caso del Renzetti, è spesso costretto a passare di nuovo tramite Cup.
CARTA E PENNA. Per inserire i dati in maniera veloce in modo da non intralciare il lavoro di medici e specialisti gli operatori ricorrono a fotocopie, carta e penna e poi, in un secondo momento, provano a inserire man mano i dati in forma digitale. Risultato? Gran parte del materiale del 2016 è ancora interamente da inserire nei programmi. E intanto le pratiche si accumulano sulle scrivanie, i computer si rompono e non vengono sostituiti con modelli più aggiornati. E non serve nemmeno affidarsi al servizio Sanità Amica, un sistema sperimentale che la Asl Lanciano-Vasto-Chieti ha salutato come «un nuovo modello di sanità assistita dalla telematica»: si “impalla” anche quello. Bisogna quindi chiamare i tecnici, spesso irreperibili al telefono, che arrivano, se arrivano, anche con ore di ritardo. «Si parla tanto dei furbetti del cartellino dell’ospedale di Napoli», sbotta un operatore, «qui a Lanciano facciamo invece i salti mortali e non abbiamo i mezzi. Da due anni chiediamo nuovi pc e in numero adeguato alle esigenze di un ospedale come il Renzetti. Facciamo appello all’assessore Silvio Paolucci affinché ci aiuti».
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