«Nella bara non c’è mio marito» Al cimitero arrivano i carabinieri

18 Agosto 2024

La protesta della moglie e di 40 parenti e amici di un 39enne nigeriano morto a causa di un ictus Serve l’intervento di quattro pattuglie per chiarire l’equivoco e consentire la regolare sepoltura

ORTONA. Ha iniziato a gridare che nella bara non c’era il corpo di suo marito. E al cimitero comunale di Ortona, dove ieri mattina si stava dando l’ultimo saluto a un trentanovenne di origini nigeriane morto a causa di un ictus, si è scatenato il caos, con i toni che si sono alzati al punto tale da richiedere l’intervento dei carabinieri. A fatica, i militari dell’Arma e gli operatori dell’agenzia funebre sono riusciti a convincere la donna e una quarantina di persone tra parenti e amici che, in realtà, non c’era nulla di anomalo e che la salma era effettivamente del loro caro. Solo a quel punto, dopo oltre un’ora di discussioni e trattative, è finita la protesta e i necrofori hanno potuto procedere con la sepoltura.
Per ricostruire l’intera vicenda, bisogna tornare indietro a inizio agosto, quando il trentanovenne, operaio in un’azienda che produce macchine agricole, ben integrato nella comunità ortonese e padre di una bimba di tre anni, muore all’ospedale di Chieti. I familiari fanno sapere di non avere la disponibilità economica per sostenere le spese di sepoltura. E allora a occuparsene, come prevede la normativa, è il Comune di residenza del defunto. Alla chiusura del feretro, all’obitorio del policlinico Santissima Annunziata, non si presenta nessun familiare del defunto. E da qui nasce l’equivoco. Tanto che, ieri mattina, al momento della sepoltura, la moglie comincia a mettere in dubbio che la salma sia del marito. Anche il sacerdote, presente per la benedizione (il trentanovenne, di religione cattolica, era un assiduo frequentatore della parrocchia), cerca in tutti i modi di far comprendere alla donna che le sue parole non hanno alcun tipo di fondamento. Ma niente da fare: lei non vuole sentire ragioni.
Fatto sta che i toni si alzano ulteriormente e la discussione coinvolge anche amici e parenti. I necrofori, per evitare che lo scenario possa definitivamente degenerare, decidono di telefonare al 112. Al cimitero arrivano tre pattuglie dei carabinieri e una della polizia municipale. L’intervento di militari e agenti è fondamentale per riportare la calma, evitare che l’equivoco possa sfociare in violenza e consentire l’inumazione della salma nel campo comune.
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