Nella maxi frode coinvolti 800 lavoratori

19 Luglio 2018

L’inchiesta partita da una ditta di San Giovanni Teatino: acquistava all’estero senza pagare l’Iva. Assunti senza contributi

CHIETI. Un appartamento affittato a San Giovanni Teatino e due catapecchie a Roma e a Napoli. Erano il cuore di un impero fantasma (l’operazione è stata chiamata proprio “Spectral kingdom”, “Impero fantasma”) che ha frodato il fisco per circa 90 milioni di euro. Fino a quando la Finanza non ha scoperto tutto. 73 persone indagate per associazione a delinquere, 36 società coinvolte, 66 milioni di euro di ricavi sottratti al fisco, a cui vanno aggiunti 16 milioni di Iva non pagata e 4 milioni di euro di contributi previdenziali non versati. E 800 lavoratori assunti senza che abbiano mai ricevuto i versamenti contributivi. Da ieri mattina all’alba sono scattati i sequestri: 14 unità immobiliari (alcune al centro di Roma in zona Eur e diverse ville) oltre a partecipazioni societarie per un valore nominale di 712mila euro e 107 conti correnti bancari e postali.
Tra gli indagati non c’è alcun abruzzese. Eppure l’operazione della Finanza è partita proprio dalla provincia di Chieti. Le indagini, hanno spiegato ieri il comandante provinciale Serafino Fiore e il capitano Angela Luana Vallario, sono state avviate a seguito di una richiesta della Finanza slovacca: si cercavano chiarimenti su una fattura emessa da una ditta di elettrodomestici slovacca a un’azienda di San Giovanni Teatino. I finanzieri teatini indagano e scoprono così che la ditta di San Giovanni Teatino è una società «cartiera», vale a dire una società fittizia, il cui scopo è di acquistare merce all’estero non pagando l’Iva dovuta, rivendendola a prezzi più bassi e facendo sì che gli acquirenti finali potessero scaricarsi l’Iva mai pagata. È questo il meccanismo, infatti, della classica frode carosello, che permette di avere benefici fiscali, perché l’acquisto da un operatore nazionale consente alla società acquirente la detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto indicata nella fattura passiva. Oltre al sottocosto con cui veniva acquistata la merce (per lo più elettrodomestici, cosmetici e prodotti informatici), alcune delle 36 società coinvolte hanno utilizzato anche gli indebiti vantaggi fiscali per realizzare pure una sistematica frode contributiva: le aziende fingevano di essere agenzie di lavoro interinali, somministravano i lavoratori ma non pagavano mai i versamenti contributivi. Sono 800 i dipendenti assunti senza contributi, venivano pagati con il solo netto in busta.
La società di San Giovanni Teatino era presieduta da un prestanome: un nullatenente campano. A capo dell’organizzazione c’erano tre commercialisti, due di Latina e uno del napoletano. Per questo motivo per competenza l’inchiesta è passata da Chieti alle Procure di Latina e Napoli.
L’indagine è ora in mano al pm Valerio De Luca della Procura di Latina. La maggior parte degli indagati risiede proprio nel territorio pontino. (a.i.)
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