Nella primaria di Via Pescara mette radici l’albero della pace

Da Nagasaki arriva la pianta di kaki sopravvissuta al bombardamento atomico del 1945 Cerimonia di accoglienza con gli alunni del Comprensivo 3 diretto dalla Michelangeli
CHIETI. Nella scuola primaria di via Pescara mette radici l'albero della pace e della speranza che arriva da Nagasaki. Venerdì pomeriggio il sindaco Umberto Di Primio e l'assessore alla Pubblica istruzione Giuseppe Giampietro hanno così preso parte, nell'istituto, alla cerimonia di accoglienza e di piantumazione e con la dirigente del comprensivo 3 Maria Assunta Michelangeli si è dato vita ad un'iniziativa che si inserisce nel più ampio progetto mondiale "Kaki Tree Project", che intende diffondere, soprattutto tra le giovani generazioni, i valori della speranza, della non violenza e dell'amore per la vita. Un albero di kaki che assume un significato ancora più forte, se si pensa alla storia della pianta. Il 6 e il 9 agosto 1945 le due città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki furono bombardate dall'atomica e a Nagasaki la seconda bomba rase al suolo un terzo delle abitazioni, provocando circa 66 mila vittime tra morti e feriti, con drammatiche conseguenze generate dalla radioattività. Ma fu proprio in questa città che uno sparuto albero di kaki riuscì a sopravvivere sotto le ceneri grazie all'intervento del dottor Ebinuma, botanico specializzato nella cura delle piante. E così oggi siamo alla seconda e terza generazione di figli di quel primo albero post atomico: è stato proprio il dottor Ebinuma ad affidare alcune di quelle piante ai bambini in visita al museo del bombardamento atomico di Nagasaki, pregandoli di curarle e farle crescere perché diventassero simboli di pace e di amore. Nell'agosto del 1995, poi, grazie al contributo dell'artista giapponese Miyajima è nato anche il progetto "Revive time l'albero dei cachi" che cerca genitori adottivi per nuovi virgulti da piantare in tutto il mondo: queste piccole piante coraggiose sono diventate un segno forte di speranza e di fiducia nel futuro, quando in Abruzzo, ad oggi, ce ne sono solo tre esemplari: «Ci sono drammi irreparabili e tragedie che nessuna cura può guarire», ha ricordato il sindaco agli alunni nel corso della cerimonia, «ma perfino dentro l'orrore bisogna cercare qualche germoglio per trarre la forza di continuare ad andare avanti. La storia di questo albero ci insegna che con pazienza e dignità anche ciò che sembra insostenibile è possibile: riuscire a sopravvivere sotto le ceneri di un orribile evento atomico».

