«Nessun nuovo contagiato» In 5 lasciano Rianimazione

16 Aprile 2020

La Regione: in provincia di Chieti zero casi positivi. Ma gli esperti invitano alla cautela Fuori pericolo quattro uomini e una donna: erano tutti intubati e in gravi condizioni

CHIETI. Arrivano segnali di speranza nella guerra contro il coronavirus. Ieri, secondo i dati della Regione, in provincia di Chieti non c’è stato nessun nuovo caso di Covid 19. È la prima volta che accade dall’inizio dell’emergenza. Segno che potrebbe essere cominciata la fase di discesa conseguente al picco della curva dell’epidemia. Ma gli esperti invitano alla massima cautela. La notizia arriva nel giorno in cui cinque pazienti affetti da coronavirus, fra 45 e 80 anni, hanno lasciato la Rianimazione dell’ospedale di Chieti: alcuni proseguiranno le cure in Pneumologia, altri in Malattie infettive. I ricoverati, quattro maschi e una femmina, erano intubati, in condizioni molti gravi, quasi disperate. Ma hanno reagito bene alle terapie e, a poco a poco, il supporto ventilatorio è stato alleggerito fino ad accompagnare il recupero della respirazione in autonomia. «Una notizia accolta con entusiasmo e che restituisce speranza a tanti malati», dicono dalla Asl, «perché il miglioramento dei ricoverati in terapia intensiva non è mai scontato ed è assai difficile attribuirne il merito a un unico fattore». Spiega Salvatore Maggiore, responsabile della terapia intensiva e direttore della scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’università d’Annunzio: «Non abbiamo evidenze scientifiche, fino a questo momento, tali da poter sostenere che un trattamento farmacologico sia risolutivo. Direi piuttosto che il recupero è dovuto a una combinazione di più fattori, che pure stiamo studiando. Per esempio potrebbe entrare in gioco la predisposizione genetica tale da generare una risposta più equilibrata ai farmaci e permettere all'organismo di reagire in modo diverso, così come hanno più chance i pazienti in condizioni fisiche di partenza migliori e senza patologie di base associate. Anche l’interazione di alcuni farmaci potrebbe intervenire in modo significativo, come, per esempio, l'impiego di anticoagulanti, che potrebbe ridurre il numero di fenomeni trombotici massivi. Nella nostra pratica clinica, dunque, registriamo questa evidenza, ma occorre essere prudenti e non gridare al farmaco miracoloso, perché si generano inevitabilmente grandi aspettative che rischiano di naufragare miseramente. Anche i farmaci del tipo Remdesivir e Tocilizumab in alcuni casi si sono verificati efficaci, ma in altri non abbiamo avuto un epilogo felice. Dobbiamo essere estremamente prudenti nell'attribuire a un farmaco capacità risolutive delle quali non risultano evidenze scientifiche. È importante, invece, dare il giusto supporto alle varie funzioni degli organi vitali, in modo da consentire all'organismo di reagire al virus nella misura giusta, e in terapia intensiva, ventilare i pazienti per periodi prolungati, anche di tre o quattro settimane, utilizzando tecniche avanzate di rianimazione respiratoria». Attualmente i pazienti in terapia intensiva a Chieti sono 13, a conferma della riduzione del numero di casi gravi di coronavirus.