«Nessun tesoro nascosto sotto la cattedrale»

I reperti storici lasciati sottoterra, la Sovrintendenza boccia la tesi di Cocco e De Menna: è fuorviante
CHIETI. Quella su piazza San Giustino è una «pubblicazione priva di fondamenti scientifici». Così la Sovrintendenza archeologia di Chieti e Pescara boccia il libricino realizzato da Teresio Cocco e Marida De Menna sulla possibilità che sotto la piazza siano nascoste le tracce di una Chieti romana e preromana. Secondo la Sabap (Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio) Chieti Pescara, le interpretazioni di Cocco e De Menna nel volumetto intitolato “Relazione storica dei rinvenimenti di piazza San Giustino, già piazza Vittorio Emanuele II e Colle Gallo” risultano «spregiudicate». Per gli esperti della Sovrintendenza, infatti, le interpretazioni «non sono fondate sulla diretta conoscenza dei contesti finora esplorati» e quindi «sono fuorvianti e addirittura dannose per una ricostruzione storica attendibile, soprattutto se inserite all’interno di un affrettato resoconto delle notizie storiche ben conosciute sulle vicende dell’area urbana riferibile alla piazza e al suo intorno. La ricostruzione storica è ancora da approfondire e completare sulla base delle stratigrafie, dei reperti diagnostici e delle loro relazioni evidenziati dalle ricerche in corso». Insomma, una bocciatura completa. «Soprattutto l’incertezza di attribuzione cronologica (preromano?) a strutture e reperti», continua la Sabap rincarando la dose, «mina la possibilità di orientarsi correttamente nella sequenza delle fasi urbane che oggi ci appaiono appiattite dalla visione delle “rovine”, ma che sono da riferire a periodi diversi, come nel caso del cosiddetto ambiente con la fossa granaria, che rivela materiali di recupero di fasi precedenti nelle murature e che è stato riferito addirittura alla testimonianza di un taurobolium. Il pericolo che si cela dietro simili ricostruzioni è che, ad esempio, se si dispone di due dati, se si conoscono due cose (citazione epigrafica di un taurobolium e una fossa emersa da poco) le si colleghi immediatamente senza comprendere che la realtà antica è molto più complessa di quanto possiamo ricostruire dai frammenti superstiti. Occorre tentare di dipanare la complessità con strumenti adeguati, non ridurla a semplicistica e sbrigativa trovata fuori dal tempo e dallo spazio. In assenza di rigore del metodo scientifico, non è possibile ritenere credibili conclusione e interpretazioni, pur nella volontà di anticipare un quadro di riferimento sulle conoscenze ad uso dei cittadini. Proprio perché destinata a loro, l’informazione deve essere corretta». (a.i.)

